giovedì 26 dicembre 2013

La falsità del Natale. Da festa pagana a caposaldo della cristianità




La genesi storica di tale giorno è stata risolta con varie teorie ed è verosimile che la sua data fu fissata al 25 dicembre per rimpiazzare la solennità della nascita del Solis Invicti  come indicato nel Libro di Malachia (scritto contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.) come nuovo "sole di Giustizia".
Inoltre ruolo fondamentale, nell’istituzione di tale festività, gioca il solstizio invernale che misto al rito del "Sol Invictus" nel tardo impero romano ha credibilmente avuto una funzione dominante nell'istituzione e nello sviluppo del Natale intesa come festività.


Il solstizio d’inverno, in cui la notte è la più lunga di tutto l’anno, e convenzionalmente tale evento viene fissato il 21 dicembre, ma il fenomeno celeste “di inversione apparente del moto solare” si manifesta solo dopo tre, quattro giorni da tale data.  E’ il periodo dove il sole apparentemente si “ferma” per invertire il proprio moto e in cui è più distante dall’Equatore. Simbolicamente questo evento astronomico ha rappresentato il momento in cui il Sole, arrivato nel punto limite della lotta tra luce e tenebra diventa “invicto”, cioè invincibile, e riprende vigore attraverso un nuovo ”natale”, una nuova rinascita: “Il Natale del Sole invincibile”, come a Roma veniva chiamata tale vittoria mitica del Sole che pone fine alla perenne lotta tra il bene e il male, tra la vita e la morte.


Dunque il Natale rappresenta la congiuntura più rilevante tra un’immagine temporale legata alla credenza romana del tempo e il Cristianesimo.
La festa si sovrappone, quindi, alle ricorrenze per il solstizio d'inverno e alle feste dei saturnali romani (dal 17 al 23 dicembre).
C’è anche da aggiungere che nello scadenzario romano il vocabolo Natalis era usato per tante altre feste, come il Natalis Romae (21 aprile), che celebrava la nascita dell'Urbe.


A Roma il culto del Sole è stato introdotto ufficialmente quando l’imperatore Aureliano nel 274 d.c. stabilì che il 25 dicembre sarebbe diventato il giorno del “Dies natalis Solis invicti”, e cioè “il Natale del Sole invincibile”, celebrazione fatta adottare dall’imperatore dopo la vittoria nella battaglia di Emesa nel 272 d.c., in cui l’imperatore raccontò che il Dio Sole gli aveva preannunciato la sua vittoria.
Il culto del Sole fu così definitivamente impiantato a Roma, dove l’imperatore trasferì anche la casta sacerdotale di Emesa. Le ragioni che spinsero l’Impero a tale scelta non furono solo ricollegabili ad una vittoria militare ma anche e soprattutto a scelte strategiche. Il culto del Sole era infatti diffuso in gran parte del territorio dell’Impero, e per questo rappresentò un importante elemento di unità culturale tra diverse realtà come quelle mediterranee (Egitto, Anatolia), arabiche ed anche celtiche, come pure greche ed italiche. Fu quindi una scelta dalle forti valenze politiche.
Così a Roma tale festa ebbe grande risonanza popolare, anche perché concludeva una tra le feste romane più antiche, I Saturnali. Festa celebrata in onore di Saturno, durava un lungo periodo durante il quale si ribaltavano i ruoli sociali, si scambiavano doni e c’era perfino un gioco simile alla tombola dei nostri giorni, chiamato il “grande gioco di Saturno”, caricato però di una profonda sacralità, in quanto serviva per predire il futuro attraverso i numeri.
I pagani la notte del 24 dicembre facevano la veglia  in attesa di salutare la nascita del Sole nuovo. Quando giunse a Roma il culto di Dioniso, nei Saturnali si festeggiava la sua eterna giovinezza e si regavalavano i suoi tre simboli: il mirto, il lauro e l’edera. Per gran parte della popolazione rurale i Saturnali rappresentavano infine un lungo periodo di riposo in attesa della primavera.
 

Quindi Aureliano ne determina ufficialmente la venerazione nel 270 e ne benedì il santuario il 25 dicembre 274, durante la solennità del Natale del Sole.
Ovvero nel giorno in cui cade, il solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano, quando il Sole sfiora il livello più basso del suo cammino, fermandosi (da cui il nome sol stitium, “fermata del Sole”) e riparte nella sua ascesa.


Ma il giorno del 25 dicembre è stata una celebrazione piena di simboli e significati, riguardante in massima parte sempre miti solari, anche in altre culture in periodi antecedenti all’epoca romana.
Il dio Horus egiziano e il dio Mitra indo-persiano, il dio azteco Huitzilopochtli e quello celtico Yule, come anche eroi mitici quali Khrisna, Zarathustra, Adone e Dioniso vengono tutti fatti nascere intorno al 25 dicembre, e celebrati in tale ricorrenza.
A Babilonia già intorno al 3000 a.c. nel periodo del nostro Natale veniva celebrato il Dio del Sole Shamash. Il suo nome oltre ad essere collegato al Sole, si riferisce anche alla giustizia e alla veggenza, in quanto a causa dei suoi attributi solari è capace di vedere tutto, anche il futuro. Insieme al culto di Shamash sempre a Babilonia nasce la venerazione della Regina del Cielo, Isthar, e di suo figlio Tammuz, divinità che rappresenta la reincarnazione del Sole.
La nascita di questo Dio avveniva proprio durante il solstizio d’inverno: rappresentato come un bambino, a Babilonia il Dio Sole Tamuz prendeva il nome di Yule, e il “Giorno di Yule” veniva festeggiato il 25 Dicembre.
Il Natale diviene ricorrenza cristiana con l’imperatore Costantino che fa combaciare la celebrazione pagana del solstizio d’inverno con la nascita di Cristo, trasfigurando così la festa del Sol Invictus del 25 dicembre in festa cristiana.
In seguito è con Papa Giulio I che avviene la definitiva consacrazione per la chiesa cattolica nel 337 d.c. e nel 354 lo si indica per la prima volta in un almanacco del rituale romano.
Nel 376 venne cancellato il credo religioso di Mitra a Roma e con il proclama dell’imperatore Teodosio del 392, si diede il via alle oppressioni a sfavore dei cerimoniali idolatri, che si risolsero in tutto l’Impero con le ultime celebrazioni in onore della dea Iside madre di Horus.
I decreti dell’Imperatore Giustiniano del 536 serrarono l’ultimo santuario in onore di Iside in Egitto, aprendo la strada alla vittoria del Natale cristiano in tutto l’Impero Romano.


Prima di tale canonizzazione, durante il cristianesimo delle origini la nascita di Cristo aveva date diverse: per S. Cipriano cadeva il 28 marzo, per S. Ippolito il 23 aprile, secondo Clemente Alessandrino il 20 maggio, o il 10 gennaio, o il 6 gennaio; quest’ultima data successivamente si affermò in Oriente, e da lì venne utilizzata a Roma fino al cambiamento deciso da Costantino e poi confermato da Papa Giulio I.
Altre Chiese cristiane, come quella ortodossa, copta, armena, continuano invece a celebrarlo il 6 gennaio, dove l’Epifania rappresenta l’Annunciazione della nascita di Cristo.
Anche le Chiese della Riforma, a partire dai Calvinisti, accusarono la Chiesa di Roma di cedimento dei cristiani al paganesimo, ed è innegabile che soprattutto tra i fedeli convertititi al cristianesimo dove era già preesistente una tradizione autoctona tale festività si è a lungo mescolata con elementi delle vecchie religioni cosiddette pagane. I cristiani riformati quindi vedevano nel Natale cattolico un ritorno ai culti solari di Babilonia adottati poi anche dai pagani romani. Il Parlamento Inglese proibì l’osservazione del Natale, definendola una festa pagana, ed anche nei territori americani conquistati soprattutto dai puritani il Natale non venne festeggiato fino a tempi piuttosto recenti.
Solo durante l’800 il Natale riprese il suo posto come festa cristiana in tutta Europa e in America, arricchendosi di nuovi elementi che hanno caratterizzato il nostro modo di festeggiare il Natale come oggi lo conosciamo. L’albero di Natale, il presepe e tanti piccoli altri particolari ripresi dalla cultura popolare, hanno reso il Natale una festività ibrida, ricca di elementi esterni alla religione cristiana, ma che accomunano in questo modo fedeli con vissuti anche molto distanti tra loro.



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