lunedì 21 ottobre 2013

Il Filadelfia da stadio leggendario a relitto da salvare!

Lo stadio che accolse Valentino Mazzola ed il suo  Grande Torino,
 il luogo consacrato per sempre al tifo granata.
Il nostro sogno è di ridargli un giorno un giusto e meritato splendore.




Lo Stadio Filadelfia, conosciuto anche come Campo Torino, è stato uno stadio leggendario della squadra del Torino calcio.
Questo stadio accolse le partite casalinghe del Torino fino al fine del campionato 1962-1963.
Qui i granata trionfarono per sei dei loro sette Scudetti oltre a quello revocato del 1927.
 In questa costruzione il Torino è rimasto insuperato per sei anni, 100 gare ininterrotte, dal 17 gennaio 1943 alla tragedia di Superga, incluso il celebre 10-0 ai danni dell'Alessandria attualmente un primato per una sfida di Serie A.
Il nome lo prende dalla via sulla quale è edificato, ospitando per oltre un trentennio le partite casalinghe della squadra granata.
La sua costruzione è opera del presidente del Torino conte Enrico Marone di Cinzano che istituì la Società Civile Campo Torino, con il proposito di acquisire l'area e costruirvi uno stadio con annesso campo di allenamento.  Il terreno su cui sorse era, in quel periodo, in periferia, e venne scelto per il basso costo dell'area.
Il conte Marone di Cinzano, la principessa Maria Adelaide e il Duca d'Aosta durante la cerimonia d'inaugurazione
I lavori occuparono 5 mesi di lavoro, e poco meno di due milioni e mezzo di lire.
La cerimonia di inaugurazione dello stadio ebbe luogo il 17 ottobre 1926 con una partita amichevole tra il Torino e la Fortitudo Roma, alla presenza del principe ereditario Umberto II, della principessa Maria Adelaide e di un pubblico di 15.000 spettatori, il tutto preceduto dalla benedizione dell'arcivescovo di Torino, Monsignor Gamba. Il match terminò con la vittoria del Torino per 4-0.

















Per il match contro la Fortitudo Roma il Toro si trasferisce dal campo di Corso Sebastopoli al nuovo stadio, costruito a tempo di record (poco meno di un anno) per iniziativa dell'allora presidente,Marone, anche per rispondere alla Juve che da quattro anni si era stabilita nel nuovo impianto di Corso Marsiglia. Il progetto dell'ingegner Gamba era innovativo: nasceva uno stadio esclusivamente dedicato al calcio, con le tribune incollate al rettangolo di gioco. Capienza: 35.000 spettatori. Il nuovo stadio porta decisamente bene: la prima stagione disputata al Filadelfia si chiude col Torino campione d'Italia per la prima volta nella sua storia. Titolo revocato, però: lo scandalo Allemandi annulla il trionfo e costringe i granata a concedere il bis. Al termine della stagione '27-28 il Toro è ancora lassù e stavolta lo scudetto è assolutamente regolare.

Il Torino e la Fortitudo Roma il giorno
della partita inaugurale del Filadelfia











Da principio lo stadio avvolgeva una superficie di 38.000 m² chiusi da un muro; era formato da due sole tribune, con una capienza che raggiungeva le 15.000.
Vi erano gradinate in cemento, e una tribuna in legno e ghisa costruita in stile Liberty. Le poltroncine della tribuna erano in legno, e tutte numerate. Il muro che circondava la struttura era alto 2,5 metri.
Le squadre di Torino e Fortitudo Roma che si scontrarono nella partita inaugurale
Il campo misurava 110x70 metri ed era coperto di erba e dotato di un sistema di drenaggio. Sotto le tribune si trovava l'appartamento del custode, e quattordici camere che servivano oltre ai giocatori ed all'arbitro, anche l'infermeria, la direzione, ed una sala per rinfreschi. I giocatori potevano raggiungere il campo dagli spogliatoi attraverso un sottopassaggio. 
Nel 1928 fu aggiunta una biglietteria, e nel 1932 la capienza venne portata a 30 mila spettatori.



La prima partita della nazionale  al Filadelfia si svolge il 17 aprile 1927 con un'amichevole col Portogallo finita 3-1 per gli azzurri ma la gara storica è quella del 13 dicembre 1931, tra Italia e Ungheria in una sfida valida per la Coppa Internazionale, una specie di campionato europeo dell'epoca.
 C'è un solo torinista in campo (Libonatti) e ben sei juventini. Poco male: per una volta la buona stella del Filadelfia assiste anche i cugini. Apre proprio Libonatti, ma a inizio ripresa pareggia l'ungherese Avar. Passano tre minuti appena e Orsi fa 2-1, ma non basta, perché quel diavolo di Avar trova ancora il gol del pari. 2-2: finisce così? Sembrerebbe, visto che ormai il cronometro fa novanta. Ma è qui che si colloca un'impresa destinata a passare dai campi da calcio alla galleria dei luoghi comuni. Proprio al 90' lo juventino Renato Cesarini trova il gol della vittoria. Da allora tutti le reti in extremis saranno segnate in "zona Cesarini".

Il Filadelfia ed il grande Torino

Il decennio seguente il Filadelfia diventò la tana del Grande Torino.
La Fossa dei Leoni, quei leoni granata che padroneggiarono l'Italia del pallone tra il 1943 e il 1949.

Gli invincibili entrano in campo al filadelfia 
La tromba di Bormida, il capostazione, e le maniche di Valentino Mazzola, il capitano. Se è vero che le leggende si alimentano anche di piccole cose, quella del Grande Torino e del suo tempio, il Filadelfia, ha i colori vivaci delle immagini semplici. Dicono quelli che hanno potuto respirare l'aria elettrica del Filadelfia che la magia stava tutta in un quarto d'ora: la gente arrivava per tempo, si sistemava sulle gradinate spartane della "Fossa dei Leoni" e aspettava. Aspettava il quarto d'ora del Grande Toro, miracolo seriale, sacrificio inevitabile dei malcapitati avversari. Due lampi preannunciavano la tempesta: prima il capostazione suonava la carica mentre il mormorio dei trentamila si trasformava in silenzio d'attesa. Poi il capitano si rimboccava le maniche.
E allora capivano tutti: i giocatori granata, che cambiavano pelle. Gli avversari, che mandavano giù e si preparavano al peggio. I tifosi, che pregustavano il gran sabba. Tra il 31 gennaio 1943 (Torino-Juventus 2-0) e il 23 ottobre 1949 (Torino-Milan 3-2) il Toro giocò al Filadelfia 88 partite di campionato: ne vinse 78, ne pareggiò 10. Non perse mai. E quando arrivò la prima sconfitta, la squadra dei record non c'era più, cancellata di colpo nella più straziante tragedia che lo sport italiano ricordi: il disastro aereo di Superga. Il Filadelfia e il Grande Torino sono stati una cosa sola: non a caso il tempio non è sopravvissuto più di un decennio alla scomparsa dei suoi sommi sacerdoti. Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola: l'invincibile squadra dei cinque scudetti era anche l'anima della Nazionale. Dopo la loro morte, anche la tromba del Filadelfia tacque per sempre.




Il presidente Ferruccio Novo dopo Superga si adopera per rinvigorire il Filadelfia ma invano e nella stagione 1958-1959 il Torino, nominato Talmone per via di una sponsorizzazione, si sposta allo Stadio Comunale ma la stagione si risolse con la retrocessione in Serie B.
L'anno seguente, però, il Toro si ripresenta al Filadelfia, e lo stadio ridivenne la casa del Torino per qualche altro anno fino al 19 maggio 1963 giorno in cui fu giocata l'ultima partita ufficiale di campionato, Torino-Napoli concluso 1-1 con gol di Bearzot (T) e di Corelli (N).
Quindi i granata dalla stagione successiva giocano per sempre al Comunale.

Nel 1970 con il Presidente Orfeo Pianelli si tenta per la prima volta di riportare in vita il Filadelfia, dando vita ad una serie di tentativi falliti di recupero che accompagneranno ogni nuova presidenza del Torino Calcio fino quando in seguito ad un incontro tra l’allora presidente granata Massimo Vidulich e Diego Novelli, rispettivamente rappresentanti del Torino e della Società Civile Campo Torino, il 18 luglio1997 iniziano i lavori di demolizione, ad opera dell'Impresa costruttrice Recchi Spa – CO.GE; Il costo è di 350 milioni. Il direttore del Credito sportivo, Savini Ricci, si offre di concedere un finanziamento fino a quaranta miliardi al 4,5 percento. Il 5 dicembre 1997 si svolge un'altra riunione a cui partecipano il Torino, il Comune e la Fondazione. Viene presentato il progetto per "Torinello", un centro sportivo che la società granata vorrebbe costruire nei pressi del Filadelfia, e si annuncia che i lavori di costruzione slitteranno a causa di una modifica che porterà la capacità totale a 35.000 posti. La superficie totale del complesso sarebbe di 170 000 metri quadrati. Ad aprile 1998 l'amministrazione comunale decide di bloccare i lavori di demolizione. Secondo loro l'autorizzazione non è mai stata data, ed i lavori sono illegali. Si apre una discussione tra maggioranza ed opposizione in Comune, ed i due si trovano d'accordo sul fatto che il Comunale ed il Filadelfia non possano essere ricostruiti perché situati sul territorio cittadino. Il sindaco Castellani accusa anche il Torino di aver modificato pesantemente il progetto dopo l'approvazione (non ufficiale) del Comune.

Dopo alterne vicende caratterizzati da speculazioni e falliti tentativi, più o meno sinceri da discutibilli personaggi, di recupero, ed il fallimento della società del Torino avvenuto il 9 agosto 2005,  il 25 maggio 2006 il Comune riacquista il Filadelfia dal curatore fallimentare, e si impegna ad iniziare i lavori entro il 1º ottobre. Viene stipulato un accordo tra Comune, il curatore fallimentare e le altre società interessate all'area: Bennet, Mo.Cla. e Italcostruzioni.



Nel 2006 i tifosi convincono l'Assessorato allo Sport a convocare un tavolo di lavoro per arrivare alla ricostruzione. La soluzione individuata è quella della nascita di una nuova Fondazione, di cui farebbero parte con il ruolo di garanti anche alcuni rappresentanti della tifoseria. Il percorso si conclude il 25 febbraio 2008 con l'approvazione dello statuto della "Fondazione Stadio Filadelfia" da parte del Consiglio Comunale.
Resta però da risolvere il nodo delle ipoteche che gravano sull'area, come conseguenza del fallimento del Torino Calcio nell'agosto del 2005. Finché esistono le ipoteche la Fondazione non può operare, e solo alla fine del 2010 l'ostacolo viene rimosso dall'Agenzia delle Entrate.
A quel punto finalmente si può procedere, e il 28 marzo scorso, a 5001 giorni dall’abbattimento dello storico stadio, nei locali del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, il Comune di Torino, la Regione Piemonte, il Torino FC, sette associazioni di tifosi e l’Associazione Ex Calciatori sottoscrivono davanti al notaio, in qualità di soci fondatori, la nascita della Fondazione Stadio Filadelfia, attualmente in attesa di riconoscimento giuridico Il 25 febbraio 2008, il Consiglio Comunale di Torino ha approvato lo Statuto della Fondazione Filadelfia. Le ipoteche sui terreni hanno comportato uno stop di oltre due anni, ma alla fine, grazie alle pressioni dei tifosi e all’impegno dell’Assessore Sbriglio, a fine dicembre 2010 il problema è stato risolto attraverso una transazione tra Comune di Torino e Agenzia delle Entrate. In questi giorni, dopo la cancellazione delle ipoteche che gravavano sull’area, il confronto sulla ricostruzione del Filadelfia è febbrilmente ripreso. Successivamente alla cancellazione delle ipoteche, la Regione Piemonte, confermando la volontà già espressa negli scorsi anni di entrare come socio fondatore nella Fondazione Filadelfia, dichiarava di essere pronta a versare una cifra compresa tra i due e i tre milioni di euro, in tre anni, quale proprio conferimento, aggiungendo di avere preso accordi con le Fondazioni bancarie San Paolo e Unicredit, per un contributo di due milioni di euro da parte di ciascuna di esse. Questi fondi, insieme ai tre milioni e mezzo di euro messi a bilancio dal Comuna di Torino (confermati nel corso dell’incontro del 21 gennaio), e ai cinquecentomila euro prospettati dalla Provincia di Torino, la quale, negli scorsi anni ha anch’essa dichiarato la propria volontà di partecipazione, sembrano essere una base di partenza decisamente adeguata e in grado di fornire le garanzie necessarie per addivenire alla ricostruzione. Confidando che tutti i soggetti istituzionali mantengano gli impegni assunti, si resta in attesa di una presa di posizione definitiva da parte del Torino FC ad una sua partecipazione alla Fondazione e all’entità del conferimento che intenderà effettuare. Venerdì 21 gennaio 2011, nel corso di un incontro presso l’assessorato (fortemente richiesto dai tifosi), le parti al Tavolo, l’Assessore Sbriglio e i tecnici comunali dottoressa Arena e dottor Ferrari, hanno calendarizzato i passi necessari per poter firmare l’Atto Costitutivo della Fondazione Filadelfia entro il marzo 2011. Da quel momento potrà iniziare il lavoro vero, dare alla Fondazione un suo Consiglio Direttivo, bandire un concorso per la ricerca di un progetto adeguato e rispondente ai rigorosi dettami statutari, cercare i fondi eventualmente ancora necessari alla ricostruzione (oltre ai conferimenti degli Enti Fondatori), appaltare la ricostruzione e, una volta espletata, gestire l’impianto e l’area.Il 10 maggio 2013 il nuovo stadio Filadelfia di Torino inizia a formarsi.È stato infatti proposto in tale giorno nel capoluogo piemontese il disegno iniziale relativo alla ripristino dell’impianto.
Avrà due campi da football, uno dei quali per le amichevoli della prima squadra e le partite della Primaverae potrà  accogliere 4 mila persone.
Il concorso di idee lanciato dalla Fondazione partecipata dal Torino footbal club aveva scelto lo scorso luglio la proposta di firmata da Nicola Rossi, Augustro Andrioli e Silvia Sgarbossa
Al bando avevano risposto 41 cordate. Il progetto, per il quale entro il 10 giugno saranno effettuate le verifiche di compatibilità urbanistica, prevede la conservazione dei monconi delle vecchie gradinate e della storica biglietteria.


Il nuovo Filadelfia richiederà 8 milioni di euro circa con  la gestione assegnata al Torino Football Club.
Il lavori prenderebbero il via nel 2014 ma il progetto di ricostruzione è ancora allo stato preliminare, in attesa di convalida finale.

Ma intanto il tempo passa inesorabile.







Come era


Come potrebbe essere



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