lunedì 10 giugno 2013

Gli scheletri giganti del Winsconsin



Gli arcaici miti della storia dell’uomo riferiscono di giganti che un tempo popolavano la terra, (spesso esseri considerati divini con poteri sovrannaturali.
La Bibbia, i sumeri, gli egizi le cultura della Americhe c’è ne parlano e raccontano.


Lo storico  Giuseppe Flavio  nel 79 d.C. scriveva: 
“In Egitto vi erano dei giganti. Molto più grandi e di forma diversa rispetto alle persone normali. Terribile a vedersi. Chi non ha visto con i miei occhi, non può credere che siano stati così immensi”.

La vicenda dei diciotto scheletri giganti del Winsconsin non fa altro che aumentare il numero dei ritrovamenti a riguardo, nelle varie parti del mondo, che negli ultimi decenni sembra confermare tutte le varie narrazioni della storia antica. 
Nel maggio del 1912, un’équipe di archeologi del Beloit College, in uno fossa realizzata presso il lago Delavan, nel Winsconsin, trovò circa duecento sepolture con delle effigie esempio classico di una cultura preistorica americana che si crede risalga al primo millennio a.C.: la cultura Woodland.
All’interno di tale scoperta la cosa più sensazionale era, però, il rinvenimento di diciotto scheletri dalle grandezze gigantesche e dalle teste allungate.
Tale ritrovamento, ovviamente, non si adattava alle conoscenze classiche antropologiche.

Gli scheletri erano veramente enormi e, benchè avessero fattezze umane, non potevano appartenere a esseri umani normali.
La notizia ebbe una grande eco e fece molto scalpore, tanto che il New York Times la riportò tra le sue prime pagine. Forse, a quei tempi, c’era più libertà e meno paura rispetto alle scoperte che potevano cambiare le consolidate credenze scientifiche fondate su teorie. Così scrive l’articolista del New York Times nell’articolo pubblicato il 4 maggio 1912:




















“La scoperta di alcuni scheletri umani durante lo scavo di una collina presso il Lago Delevan indica che una razza finora sconosciuta di uomini una volta abitava il Wisconsin Meridionale. [...]. Le teste, presumibilmente di uomini di sesso maschile, sono molto più grandi di quelle degli americani di oggi. Il cranio sembra tendere all’indietro immediatamente sopra le orbite degli occhi e le ossa nasali sporgono molto al di sopra degli zigomi. Le mascelle risultano essere lunghe e appuntite [...].”
L’esposizione data dal New York Times, in particolare quella delle teste, si avvicina notevolmente a quella situazione simile rinvenuta successivamente in Messico.
Fino ad oggi la scienza ufficiale non ha preso in considerazione tali rinvenimenti  forse per non dovere ammettere che la storia dell’uomo dovrebbe essere riscritta se si dimostrasse ad esempio che tali  reperti possano non appartenere alla specie umana ma ad essere esseri arrivati migliaia e  migliaia di anni fa sulla Terra da altri mondi. Il tutto si incastonerebbe in una strategia più vasta che vuole nascondere, da sempre, l'esistenza degli extraterrestri all'umanità.


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