mercoledì 16 gennaio 2013

Il teletrasporto ed i viaggi nel tempo, il Philadelfia experiment fantasiosa storia o inquietante realtà?

La USS Eldridge fotografata nel 1944



La Chicago University ricercò, a partire dagli anni trenta, l’eventualità di spingersi ad  ottenere l’invisibilità, grazie l’uso del magnetismo.
Il programma fu poi spostato al Princeton’s Institute of Advanced Studies.
Lo studio che era segreto proseguì fino agli anni quaranta…….
L'Esperimento di Philadelphia è un probabile test convogliato all’interno del Progetto Arcobaleno dalla marina militare statunitense e si sarebbe compiuto il 28 ottobre del 1943.
A capo del test vi era il Dott. Rinehart (Franklin Reno), coadiuvato  da noti scienziati come Albert Einstein e Nikola Tesla.


Il Progetto Arcobaleno (Rainbow Project) sarebbe stato un ipotetico esperimento scientifico che avrebbe visto il coinvolgimento di Albert Einstein, al fine di deformare tramite un campo elettromagnetico il flusso della luce in una determinata area e rendere invisibile un oggetto. Diversi sostenitori dell'esistenza del progetto (smentito dalle fonti ufficiali degli enti che lo avrebbero portato a termine) attribuiscono al progetto stesso anche numerosi altri scopi, spesso poco probabili o irrealistici dal punto di vista scientifico.

Secondo tale ipotesi, installando nello scafo cavi elettrici lungo tutto il perimetro si sarebbe creato un campo magnetico funzionante in maniera simile al processo di degauss. L'esperimento si sarebbe basato sulla non comprovata teoria del campo unificato di Einstein, che presuppone una relazione reciproca tra le forze di radiazione elettromagnetica e quelle della gravità, sfruttando per la generazione del campo magnetico delle bobine di Tesla. Sempre secondo i sostenitori di tale tesi, l'invisibilità sarebbe dovuta al campo magnetico, che avrebbe curvato la luce riflessa dall'oggetto, facendola passare oltre lo stesso.

Altre ipotesi attribuiscono all'ipotetico esperimento lo scopo di misurare le distorsioni magnetiche e gravitazionali: anche dando credito a tale ipotesi, anch'esse scientificamente infondate, rimarrebbe oscuro il fine di tale progetto. Infine un'ulteriore ipotesi che non ha nessun riscontro scientifico, ma che in passato è stata ampiamente divulgata, è quella secondo la quale il Progetto Arcobaleno sarebbe stato un programma di ricerca per mettere a punto una tecnologia con la quale teletrasportare oggetti a grandi distanze.

Il 28 ottobre del 1943 la marina statunitense stabilì di fare un esperimento inteso, appunto come “Philadelphia Experiment” o “Project Rainbow” basandosi sulla tesi di Albert Einstein del “Campo Unificato”, che collocava in rapporto i campi magnetici e gravitazionali con altre manifestazioni subatomiche.
Ovvero utilizzando un tremendo campo magnetico ad una qualsia cosa, se ne determinerebbe la scomparsa. Oggetto della prova fu la nave USS Eldridge.

A bordo vennero montati dei generatori di magnetismo di tipo de-gausser; la nave divenne evanescente fino a scomparire in una luminosità verdastra. Ma il campo magnetico aveva alterato anche fisiologia ed equilibri psichici dell’equipaggio. Si racconta addirittura che la nave riappari’ in un altro porto per poi tornare dov’era. Inoltre meta’ dell’equipaggio impazzì ed alcuni presero fuoco, mentre altri divennero invisibili. Questo è, per sommi capi, ciò che sostengono coloro i quali ritengono che questo esperimento abbia davvero avuto luogo.
Alle ore 17:15 il cacciatorpediniere USS Eldridge (DE-173) attraccato nella banchina del porto di Philadelphia sarebbe evaporato nel nulla, dopo aver emesso un lampo di colore azzurro, riapparendo dopo pochi minuti a Norfolk in Virginia per poi ripresentarsi un'altra volta in prossimità lo stesso molo di Philadelphia.
Una vera e propria esperienza di teletrasporto, dunque, all’interno della quale alcuni marinai della nave in questione, scomparvero, mentre cinque furono rinvenuti fusi con la struttura di metallo del battello stesso. Inoltre, nello svolgimento della sperimentazione sarebbero state anche teletrasportate 1900 tonnellate di acqua per riempire il vuoto lasciato dalla nave, creando conseguentemente una consistente onda.
Quantunque sia stata forte  la perseveranza dei sostenitori della tesi del teletrasporto della USS Eldridge  fino ad ora non è stato possibile conseguire alcuna documentazione che convalidi l'evento e tanto meno è stato possibile rintracciare i presunti testimoni.
Nella vicenda presunta  o vera che sia ha un ruolo particolare Carlos Miguel Allende.
Un astronomo amatore, di nome Morris K. Jessup, nel 1955 sviluppò una teoria sull'impiego di energie elettromagnetiche nella propulsione spaziale, criticando l'uso dei razzi come motori per la conquista dello spazio.
Sempre nel 1955, Jessup dichiarò di aver ricevuto tre lettere da parte di Carlos Miguel Allende, in cui  sarebbe stato riportato l'esperimento di Philadelphia, riferendosi ad una successione di articoli di giornali scandalistici che ne parlavano.
Carlos Miguel Allende, alias Carl Allen, nato il 31 maggio 1925 in una piccola citta’ fuori dalla Pennsylvania, il 14 luglio 1942 Allende entro’ nel corpo dei marines dal quale fu congedato il 21 maggio 1943. In seguito entro’ nella marina mercantile e fu assegnato alla SS Andrew Furuseth. E’ proprio mentre era a bordo di questa nave che egli afferma di aver visto la Eldridge in azione. La storia di Allende e’ bizzarra. Egli affermo’ di avere visto la Eldridge sparire e riapparire (in seguito egli venne a sapere che era rispparsa a Norfolk durante il tempo mancante) in pochi minuti. Svolgendo delle ricerche per proprio conto venne a conoscenza di particolari molto strani che raccolse e scrisse per lettera al Dr. Morris K. Jessup che Allende aveva ascoltato in una conferenza (Jessup era un astronomo). La lettera era scritta in modo strano, con maiuscole, punteggiatura e sottolineature poste in modo astruso. Inoltre Allende aveva utilizzato vari colori. Nelle sue lettere al Dr. Jessup, egli rivela agghiaccianti particolari sull’esperimento. L’indirizzo del mittente posto sulla lettera si rivelo’ inesistente secondo il servizio postale, ma Allende riusci’ a ricevere lo stesso la risposta del Dr. Jessup. In seguito, a causa del comportamento di Allende, il Dr. Jessup smise di credere all’avvenimento e penso’ che si trattasse di una burla.

Durante il periodo di tempo durante il quale il Dr. Jessup e Allende tennero una corrispondenza, il Dr. Jessup aveva pubblicato un libro intitolato “The Case for UFOs”. Dopo che Allende scrisse al Dr. Jessup, questo libro fu spedito alla marina con note scritte a mano al suo interno. Le note erano nella stessa grafia delle lettere mandate al Dr. Jessup, quindi questo fu chiamato a vedere le note. Egli riconobbe la scrittura immediatamente, con sua grande sorpresa, perché aveva pensato che si trattasse di uno scherzo. Le note nel libro erano molto più dettagliate che nelle lettere. Allora il Dr. Jessup provo’ a svolgere ulteriori ricerche, ma senza successo. Solo un particolare lo tormentava: due marinai stavano camminando nel parco quando un uomo molto dimesso li avvicino’, raccontando loro una storia che pareva fantastica. L’uomo gli parlo’ di un esperimento svolto dalla marina nel quale la maggior parte dell’equipaggio mori’ o soffri’ di terribili effetti collaterali. Disse che il governo dichiaro’ che l’intero equipaggio era malato di mente e quindi fu congedato come un gruppo di persone con problemi mentali che avevano semplicemente inventato una storia fantasiosa. Alla fine della conversazione, uno dei marinai era convinto e l’altro no. Il primo contattò il Dr. Jessup e gli raccontò la storia. Questo, comunque, non era un grande passo in avanti per Jessup; tra l’altro il suo credito all’interno della comunità scientifica stava rapidamente peggiorando. Posto di fronte a svariati problemi, personali e non, il Dr. Jessup si suicidò il 20 aprile 1959.

Qualcuno crede che egli sia stato ucciso dal governo per impedire che l’esperimento venisse a conoscenza di tutti.

Purtroppo per il Dr. Jessup, una svolta si ebbe poco dopo la sua morte. Questa svolta fu causata da un uomo di nome Alfred Bielek. La storia di Bielek e’ ancora piu’ bizzarra di quella di Allende.
Egli afferma di essere stato trasportato nel futuro e che proprio nel futuro sia’ stato sottoposto a lavaggio del cervello da parte della marina militare. Ciò lo avrebbe portato a credere che il suo nome fosse Alfred Bielek, mentre il suo nome vero era Edward Cameron. Dopo aver scoperto la sua vera identità, egli coinvolse suo fratello nella testimonianza sull’esperimento. Bielek affermava che suo fratello era stato trasportato nel 1983 e che aveva perso il suo “time-lock”, invecchiando di un anno ogni ora e giungendo così rapidamente alla morte. Bielek afferma poi che suo fratello era rinato. Ovviamente, solo un piccolo gruppo di persone credette a Bielek. Anche se alcune persone credono che un fondo di verità ci sia, la maggior parte di esse ritiene che Bielek abbia esagerato la storia per qualche ragione personale. Questa opinione si rafforzo’ quando Bielek comincio’ a ricordarsi gli avvenimenti solo dopo aver visto il film “Philadelphia Experiment”. Bielek e’ laureato in fisica, quindi ha qualche esperienza tecnica. E’ anche un ingegnere elettrico in pensione con trent’anni di esperienza. Proprio per questo, e per la sua intelligenza, egli non può essere screditato in toto. Egli affermò che la tecnologia usata nell’esperimento era stata fornita dagli alieni. In realtà il transistor che Bielek aveva detto essere stato usato nell’esperimento era stato inventato da Thomas Henry Moray.
Bielek affermo’ anche che il Dr. Albert Einstein, il Dr. John Von Neumann e il Dr. Nikola Tesla erano coinvolti nell’esperimento. Qualche controversia insorse riguardo alla partecipazione di Tesla perche’ egli mori’ a New York il 7 gennaio 1943. Einstein, invece suggerì alla marina svariate volte un tale esperimento. Per questo, egli era probabilmente coinvolto nel progetto. Per quanto riguarda Von Neumann non ci sono prove ne’ a favore ne’ contro la sua partecipazione all’esperimento.
La teoria del campo unificato, che starebbe alla base dell’esperimento asserisce che gravita’ e magnetismo sono collegati, proprio come lo sono massa ed energia mediante la formula E=mc^2. Ufficialmente Einstein non venne mai a capo del problema, ma la soluzione potrebbe essere stata resa top secret dal governo per le sue enormi implicazioni (tra l’altro permetterebbe di viaggiare nello spazio senza bisogno di potenti razzi).
Riguardo agli effetti che si ebbero sull’equipaggio Allende e Bielek affermarono che molti bruciarono vivi, altri impazzirono, e che durante l’esperimento si era modificata “la struttura stessa delle cose” ed era diventato possibile camminare attraverso oggetti solidi in modo tale che quando l’effetto passo’ alcuni marinai si ritrovarono incastrati chi nel pavimento, chi nei muri, ecc. Gli effetti continuarono anche dopo l’esperimento. Chi si sollevo’ in aria, chi semplicemente spari’ mentre era a tavola con la famiglia, un altro mentre stava battendosi con un altro marinaio. Ognuno di questi avvenimenti ebbe numerosi testimoni. Ma il peggior effetto collaterale, scrive Allende al Dr. Jessup era quando si diventava invisibili, perdendo altresi’ la possibilità di comunicare con le altre persone per un periodo piu’ o meno lungo di tempo (da qualche minuto a qualche ora). Tra gli uomini dell’equipaggio quest’effetto era noto con il nome di “Hell Incorporated” o “the Freeze”. Un uomo riusciva ad uscire dal Freeze solo se lo si toccava. Sfortunatamente, in una occasione i due che avevano toccato il compagno presero fuoco e bruciarono per diciotto giorni senza che si riuscisse a spegnere le fiamme. Da allora nessuno si azzardo’ più a continuare l’unica pratica che potesse salvare i compagni. In conseguenza di cio’, gli uomini cominciarono ad andare in “Deep Freeze”, periodo durante il quale l’effetto durava giorni o addirittura mesi. Durante questo periodo il soggetto era in grado di vedere gli altri ma non poteva essere visto o comunicare. Un soggetto in Deep Freeze poteva essere visto solo dagli altri membri dell’equipaggio. Nello stato di Deep Freeze, ci volevano solo due giorni per diventare completamente pazzi. Pochi furono i marinai che si salvarono e furono tutti congedati per problemi di salute mentale.
Allende riteneva che la marina era completamente inconsapevole degli effetti collaterali che l’esperimento avrebbe creato sui membri dell’equipaggio. Una relazione completa fu fatta ai membri del Congresso e questi, inorriditi, diedero l’ordine di smantellare immediatamente il progetto. Secondo Allende la ricerca prosegui’ comunque come “Montauk Project” (conosciuto anche come “Phoenix Project”), diretto dal Dr. Von Neumann. Questi esperimenti erano diretti essenzialmente a capire le reazione del cervello a viaggi interdimensionali e si svolsero ai Brookhaven National Laboratories.

Fonti:
"Philadelphia Experiment e altri Ufo Complotti "
di Brad Steiger , Alfred Bielek , Sherry Hansen Steiger 




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