mercoledì 2 gennaio 2013

6 novembre 1954 Ufo sul Vaticano





Nel 1954 il 6 novembre, verso le ore 11,00 del mattino, su Roma, due stormi di UFO, confluirono da direzioni opposte, sul Vaticano, formando una specie di "croce greca" sul cielo.
La manifestazione si ripetette il 7 novembre.

L’aver disegnato nel cielo del Vaticano, sede della Chiesa di Cristo una greca che racchiude in se un simbolo di pace e dell’amore, proprio della cristianità, rappresentava un appello al pacifismo, in un periodo di alta tensione fra i 2 blocchi,  in  piena guerra fredda con il reale pericolo di guerra  nucleare.
Nei giorni precedenti sui cieli di Inghilterra si erano manifestati altri avvistamenti di formazioni UFO che nei cieli disegnavano una U ed una Z.
Il messaggio anche qui era chiaro, la U è simbolo dell’uranio assimilabile alla bomba atomica e la Z è ultima lettera dell’alfabeto, quindi U=Z, cioè la corsa all’atomica porterà alla fine del mondo.
La conseguenza che il Vaticano e gli inglesi erano stati i depositari tali avvertimenti era dovuto al fatto che erano gli unici, in quel tempo a poter mediare fra USA e URSS, particolarmente ai ferri corti in quel periodo.


L’avvistamento di Roma fu visto e raccontato in un suo libro, da uno dei primi Ufologi italiani, il Console Alberto Perego.


Il 6 novembre 1954, sabato, verso le 11 a.m. ero nel quartiere Tuscolano, quando vidi nel cielo alcuni puntini bianchi. Intorno a me erano una ventina di operai dello stabilimento Neri, di acque minerali. Mi recai allora sulla terrazza dello stabilimento. E vi rimasi per due ore avvinto da quello che non saprei descrivere se non come lo spettacolo più emozionante della mia vita. Molte persone che erano con me si stancarono presto la vista, o se ne andarono per motivi di lavoro. Alcuni rimasero. Cominciai ad essere veramente stupito quando vidi una prima squadriglia di "quattro" apparecchi in "perfetta formazione a losanga". Gli apparecchi erano altissimi, ma il cielo era sereno e azzurro: sembravano capocchie bianche di spilli. Nonostante la chiarezza del cielo, gli apparecchi erano visibili, quasi sempre per 30-40 secondi al massimo: poi scomparivano fra le brume. A distanza di 3-4 minuti vidi altre squadriglie di 4 apparecchi a losanga, di 7 a "delta", di 12 a largo angolo ottuso.

Qualche volta (ma non sempre) gli apparecchi lasciavano una cortissima scia bluastra, spesso brillavano al sole e nel cielo appariva allora come una piccola scintilla.
Dopo circa mezz'ora, calcolai che almeno una cinquantina di apparecchi dovevano essere presenti nel cielo di Roma, ma non potevo vederli che a gruppi e saltuariamente.
Chi erano? Reattori americani di nuovo tipo? Pensavo alla emozione della popolazione, perché ritenevo che tutta la città li stesse osservando. Ma come compresi in seguito, quando operano a simile altezza, questi apparecchi non provocano il tipo di avvistamento collettivo, che avviene invece quando operano a quota più bassa (3-4000 metri).
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LA FORMAZIONE "A CROCE"
A mezzogiorno preciso vidi una formazione perfetta a "V" di venti apparecchi, la più numerosa vista fino a quel momento, procedere da oriente verso Ostia. Quasi contemporaneamente, ne vidi un'altra identica procedere in "senso opposto". Fu questione di poche decine di secondi. Le due squadriglie si incontrarono, si congiunsero ai vertici delle grandi "V" e formarono una perfetta "Croce Greca" di esattamente quaranta apparecchi (dieci per ciascun braccio).
La croce ruotò su sé stessa di tre quarti di giro trasformandosi in una X. Poi le due squadriglie si distaccarono, formando ciascuna una serpentina di 20 apparecchi. Dopo alcune curve nel cielo, le due serpentine scomparirono alla vista, portandosi ad una quota superiore. Tutta la manovra era durata, complessivamente, circa tre minuti.
La croce era stata disegnata in direzione di Trastevere-Montemario e cioè nel cielo sovrastante la Città del Vaticano.
Avevo la sensazione di aver assistito a qualche cosa di nuovo e di supremamente grande. Era indubbiamente l'emozione più forte che avessi provata nella mia esistenza. Erano americani? Mi ricordai in quel momento la data: 6 novembre, vigilia dell'Anniversario della Rivoluzione Russa. Erano forse russi? Cominciai a notare che dal cielo cadevano lunghissimi filamenti lucenti (di otto, dieci metri) sottilissimi. Avevo visto cadere la stagnola antiradar degli apparecchi americani, durante la guerra. Non era la stessa cosa. Questi filamenti erano sottilissimi: sembravano fili di ragnatela. Riuscii a prendesse uno: poteva sembrare una materia vetrosa, che si volatizzava dopo qualche tempo.
Gli apparecchi continuarono ad apparire, a volte in squadriglie, a volte in fila indiana.
Compresi, in seguito, che si trattava di una precisa manovra che si ripeteva. Notai che quando gli apparecchi si concentravano nel medesimo punto del cielo, si formava, al di sotto, una specie di alone bluastro opaco mentre gli apparecchi compivano cerchi al di sopra.
Ad un certo momento vidi convergere in un determinato punto del cielo, proprio in direzione del centro di Roma, alcune squadriglie: tre, quattro, cinque, sei, sette. Contai l'uno dopo l'altro fino ad ottantacinque apparecchi.
Realizzai che ve ne dovevano essere su Roma, in quel momento, almeno un centinaio. Seguii il va e vieni di questi apparecchi fino alle 13. Verso questa ora scomparvero definitivamente. In quale direzione? Attesi con curiosità le edizioni dei giornali della sera. Con mia enorme sorpresa non vi era una parola della manifestazione.
Mi recai alla redazione di un giornale ("Il Secolo") e ne parlai ad amici giornalisti. Mi guardarono increduli. Dissi allora che preferivo non si pubblicasse nulla. Pensavo che le Autorità avessero avuto motivi per non diramare la notizia alla stampa.
la domenica mattina, 7 novembre
Verso le 11,30 salii sulla terrazza da dove avevo osservato la manifestazione del giorno prima. Il cielo era ancora più limpido del giorno precedente: una mattinata cristallina, splendida. Con meraviglia mi accorsi che gli apparecchi erano nuovamente nel cielo di Roma. Sempre altissimi. Li distinsi dopo averne visto brillare qualcuno al sole. Vidi poi la grande ombra bluastra del "concentramento", sulla zona Flaminia-Nomentana. La manifestazione si svolse per ben due ore e mezza, cioè fino alle 14. Non mi mossi più dalla terrazza. Mi fu possibile a poco a poco comprendere la manovra che questi apparecchi svolgevano. Era sempre la stessa: essi si concentravano in un determinato punto del cielo, provenendo da direzioni diverse e arrivando nel concentramento "sempre in formazione". In questo concentramento gli apparecchi compivano numerosi giri concentrici. Poi, dopo circa cinque minuti, lasciavano il concentramento e si vedevano allora uscire dall'alone opaco, nel cielo limpido, "sempre in fila indiana" di sette otto, prendendo direzioni diverse, a raggiera. La squadriglia regolamentare doveva essere di sette apparecchi. Qualche volta, nell'uscita dal concentramento, due squadriglie si susseguivano in fila indiana e potei contare così sino a quattordici apparecchi l'uno dietro l'altro.
Riesaminando la manifestazione del 6 novembre 1954 su Roma, sarebbe assurdo ritenere (come qualcuno ha sostenuto) che si trattasse di una "manovra" qualsiasi, senza alcun significato! La croce "greca" non è monopolio del Cristianesimo (e infatti il Cattolicesimo ha adottato la croce "latina"). La croce greca, prima di essere chiamata "greca" era la croce Maia e cioè la croce MU (o MAIÙ). Questo segno (X) che nell'antica civiltà polinesiana (MU) significava "quattro" (e si pronunciava come oggi SHÀ o SHI) fu adottato per significare "i quattro raggi" delle più grandi stelle dominanti nel firmamento notturno. Dall'antica Polinesia verso l'Occidente questo "segno" giunse al Giappone (SHA-PAN), alla Cina (SHI-NA) all'India, all'Assiria (SHI-RA) e all'Egitto (SHA-RA). Dalla Polinesia verso l'Oriente, questo segno raggiunse l'antico Perù (MU-SHAN), il Messico (MU-SHI-SHAN) e da qui l'Africa Occidentale (dal CEA-RÀ attuale del Brasile al Sahara africano e all'Egitto).
Questo "segno" che è contenuto nella stessa struttura architettonica della Piramide (la Piramide si chiamava "SHAN" e cioè "Quattro") si ripete infatti in tutte le Piramidi; tanto in Perù (MU-SHAN) che nel deserto di Gobi (SHAN-MU); tanto in Egitto (SHAN-KARÀ) che in Messico. Questo "segno" giungerà infine nel Mediterraneo ove avremo la croce di Malta (Maya), di Creta, di Rodi ecc. Dovrebbe essere facilmente comprensibile perché questa aviazione ci abbia ripetuto "proprio questo segno" che non è esclusivamente "cristiano", ma è "precristiano".
E può essere compreso ancora da tutte le popolazioni della Terra. Dall'Alaska alla Patagonia, dal Giappone alla Persia, dall'Australia all'Egitto, al Mediterraneo, a tutta l'Europa e alle tre Americhe, questo "segno" è comprensivo di tutti gli altri nostri simboli. Simbolo delle Stelle e dei Pianeti; del "corpo" del Cosmo, del mistero dell'esistenza. Simbolo di trascendenza e di umana coesistenza. Attraverso questo "simbolo", conosciuto da tutta la Terra, questa aviazione ci ha fatto comprendere, non solamente la sua "non ostilità", ma il suo atteggiamento "protettivo" rispetto al pericolo "atomico" che ci sovrasta.
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fonti:
Ufo ed extraterrestri di Roberto Pinotti ed. De vecchi 2011

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