lunedì 30 gennaio 2012

Sitchin ed il diluvio universale


















Sitchin afferma che le religioni delle prime culture dell'uomo non sono altro che l’eco di avvenimenti riguardanti esseri superiori, gli Anunnaki, che vennero adorati dagli uomini e il cui credo religioso si diffuse in tutto il pianeta. Ciò fu favorito dal fatto che alcuni di questi esseri si spostarono con i loro seguaci nel con Sudamerica, in  Asia e nel nord Europa, istituendo di volta in volta dei piccoli gruppi da cui sarebbero discese le popolazioni fino ad arrivare alle nascite di vere e proprie civiltà.

Per Sitchin le storie riportate dalla Bibbia, e quindi anche e soprattutto la genesi, il diluvio universale, la vicenda di Sodoma e Gomorra, ed altri racconti tipici delle culture egizie e mesopotamiche, non comparirebbero se non come cronache  dei tempi in cui questi entità vivevano sul nostro pianeta.
Per quanto riguarda il diluvio universale, questo fu causato dal distacco di una massa di ghiaccio all’ Antartide in un epoca corrispondente alla fine dell’ ultima era glaciale, all'incirca tra l’ 11.000 e il 10.000 a.C..
 Sitchin descrive che il racconto della bibbia secondo il quale
Dio mandò il diluvio
non è altro che la sintesi della decisione di Enlil, (uno dei leader degli Anunnaki), di non rivelare all’ uomo l’ approssimarsi della incombente calamità, (che era stata prevista da un altro Anunnaki che regnava nel Sudafrica).





Il Diluvio  Universale  fu  un  effettivo  avvenimento  storico,  generato  dal  pianeta  Nibiru  che  sciolse  la  placca  ghiacciata  dell'Antartico,  che  scivolando  in  mare  causò  un  gigantesco  maremoto.
Nibiru in prossimità della terra con la sua spinta gravitazionale diede un colpo mortale all’equilibrio climatico della terra.
 Nei suoi libri Zecharia Sitchin affronta l’argomento del diluvio varie volte, sia in modo secondario che approfondito come nel libro “L’ Altra Genesi”.
Tutto ciò avvenne secondo Sitchin a cavallo del 10.000 a.C. cioè alla fine della ultima era glaciale; il crescere del livello marino, l’insorgere di bufere e uragani, lo scioglimento del ghiaccio che riversò acqua dolce sul mare, causarono un mutamento climatico che, oltre a questi fenomeni già citati, portò una serie di piogge abbondanti e durature che sono rimaste nella memoria storica collettiva di tutti i popoli della Terra.

















Segni premonitori di una terribile catastrofe, in procinto di colpire la Terra e Marte , vengono colti e riportati dai Sumeri: “…Nei giorni di Lamech ( il padre di Ziusudra, che è assimilabile al biblico Noè )…gli stenti sulla Terra aumentavano sempre più… Lahmu ( Marte ) fu avvolto da aridità e polvere. Gli Anunnaki si consultarono…Osservarono bagliori sul sole, vi erano sconvolgimenti nella forza di attrazione delle reti della Terra e di Lahmu…le sofferenze sulla Terra aumentavano sempre più. I giorni si facevano sempre più freddi, i cieli trattenevano le piogge…piaghe e carestie afflissero la Terra…”.

I Sumeri stanno documentando storicamente variazioni climatiche sui due pianeti, indotte da una intensificazione della forza gravitazionale del  Sole, e l’umanità ne patisce le conseguenze per il raffreddamento del  clima  e una sopraggiunta siccità. 

Marte, a sua volta, era soggetto a un inaridimento del clima, presumibilmente dovuto a un prosciugamento delle fonti di acqua liquida o alla formazione di aree di permafrost.
 Altri effetti vengono registrati dagli Anunnaki a causa delle perturbazioni gravitazionali ed elettromagnetiche: “…Sul volto del Sole comparvero strane macchie scure, dal suo volto si sprigionavano fiammate. Anche Kishar ( Giove ) si comportava in modo strano, confusi erano i suoi circuiti. Il Bracciale Martellato ( la fascia degli asteroidi ) era tirato e spinto da invisibili forze di attrazione della rete. Per ragioni misteriose, il Sole disturbava la sua stessa famiglia…”. 
I Sumeri ci informano dunque di disturbi nei moti orbitali del pianeta Giove e della fascia degli asteroidi e queste interferenze determinano cambiamenti anche sulla Terra, indicandone con estrema crudezza la causa: “…la coltre di neve e ghiaccio che ricopre la Terra Bianca ( l’Antartide ) ha iniziato a scivolare…la prossima volta che Nibiru si avvicinerà al Sole, la Terra sarà esposta alla forza di attrazione di Nibiru. Dalla forza di attrazione di Nibiru la Terra, nei cieli, non avrà alcuna protezione…la prossima volta che Nibiru si avvicinerà alla Terra, la coltre di neve e ghiaccio scivolerà via dalla Terra Bianca. Causerà una calamità di acqua: da un’enorme ondata, da un Diluvio, la Terra verrà sopraffatta…
Gli Anunnaki si preoccupavano molto sia della Terra, sia di Lahmu. Presero una decisione: che ci si prepari a evacuare la Terra e Lahmu!...”. Nibiru, il pianeta d’origine degli Anunnaki, nella lingua sumera significa il “pianeta dell’attraversamento”; una simile definizione sembra alludere al tracciato orbitale descritto periodicamente da Nibiru intorno al Sole. Nella sua marcia di avvicinamento Nibiru attraversa lo spazio cosmico compreso tra la fascia degli asteroidi e Giove, ma questa volta Nibiru si avvicinerà eccessivamente alla Terra, esercitando un surplus di attrazione gravitazionale in grado di influenzare e accelerare i mutamenti climatici in atto sulla Terra.
Un aumento rapido della temperatura media del nostro pianeta può determinare lo scioglimento delle masse ghiacciate presenti nell’Antartide con il relativo scorrimento nelle acque oceaniche di enormi blocchi di ghiaccio. Cosa potrebbe succedere se un’immensa coltre di ghiaccio, forse dello spessore di chilometri e vasta centinaia di migliaia di chilometri quadrati, dovesse staccarsi improvvisamente per l’influsso della forza gravitazionale di un corpo celeste grande quanto Nettuno? Non dovrebbe essere particolarmente arduo prevederne le conseguenze apocalittiche, ossia un effetto “tsunami”. Neanche gli evoluti Anunnaki possono fronteggiare una calamità naturale di simile portata e per salvarsi dalla incombente catastrofe decidono di abbandonare, almeno temporaneamente, la Terra e Marte
Alcuni “…tornavano su Nibiru e salirono a bordo delle navi celesti…”, mentre altri, come Marduk, si raccolgono “…al Luogo dell’Atterraggio…e lo stesso Marduk offrì agli Igigi la scelta di andare con lui, Sarpanit ( la congiunta di Marduk ), i suoi due figli e le figlie a Lahmu ( Marte ), per attendere la calamità, oppure di disperdersi nelle lontane regioni montuose della Terra, per trovare un rifugio dal Diluvio…”. La descrizione sumera del Diluvio Universale è estremamente drammatica e rivela dettagli molto accurati sull’andamento rovinoso della catastrofe: “…Per giorni interi prima del giorno del Diluvio la Terra rombava, gemeva, come se soffrisse. Per notti intere prima che la calamità si avventasse sulla Terra, Nibiru nei cieli era una stella risplendente… La Terra iniziò a tremare, agitata da una forza di attrazione fino ad allora sconosciuta….la luce della mattina si trasformò in oscurità. Poi esplose il suono del rombo di un tuono, i lampi accesero i cieli…Quel giorno con un tremendo boato il Diluvio ebbe inizio.
Nella Terra Bianca ( l’Antartide ), nelle viscere della Terra, le fondamenta della Terra tremavano. Poi con un rombo la coltre ghiacciata scivolò dalle sue fondamenta. Era spinta via dalla forza di attrazione invisibile della rete di Nibiru, nel mare del sud si andava a schiantare. La superficie della Terra Bianca si sgretolava come il guscio rotto di un uovo…”. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che lo scivolamento nella distesa oceanica di masse imponenti di ghiaccio sia in grado di sollevare un muro d’ acqua dell’altezza di alcune centinaia di metri, che viaggerebbe sulla superficie marina a una velocità di centinaia di chilometri all’ora, riversandosi sulle terre emerse con un impeto inimmaginabile e spazzando via ogni forma di vita. 
Le tracce geologiche di questo sconvolgimento, causato da un’apocalittica inondazione, sono state evidenziate in studi di eminenti ricercatori, e sono presenti in quasi tutte le aree della Terra. I Sumeri ci testimoniano dell’avvicendarsi di eventi sismici devastanti, dovuti alla forza gravitazionale di Nibiru, e infatti la Terra “gemeva” e le sue fondamenta “tremavano”.




L’atavico popolo mesopotamico conosce perfettamente gli effetti del Diluvio: “…All’improvviso un’onda di marea si sollevò, il muro d’ acqua raggiunse i cieli. Una tempesta, con una violenza mai vista prima, iniziò a ululare dal cuore della Terra. I suoi venti spingevano il muro d’ acqua, l’onda di marea volgeva verso nord. Il muro d’ acqua correva verso nord, ormai già minacciava le terre dell’Abzu ( l’Africa ). Da lì poi viaggiò verso le terre abitate, invase l’ Eden ( la Mesopotamia )…”. Neanche gli Anunnaki possono contrastare la forza distruttrice di uno “tsunami” di proporzioni planetarie e tutto viene inghiottito dall’ acqua: “…Tutto ciò che un tempo era stato sul terreno fu spazzato via dalle acque impetuose…”. Sono allibiti dalla velocità con cui avanza la immensa onda d’ acqua e dalla sua altezza, probabilmente di alcune migliaia di metri: “…Prima che il giorno finisse, il muro d’ acqua, acquistando velocità, ingoiò le montagne…”. 

D’altronde, si ergono nel continente africano sistemi montuosi che possono vantare cime svettanti migliaia di metri, ma vengono sovrastati da questo muro d’ acqua, come si evince dalla testimonianza sumera. Impotenti, gli Anunnaki assistono allo scempio mentre “…nelle loro barche celesti orbitavano intorno alla Terra…”. Il loro stato d’animo è dominato da un cieco terrore, dato che “…con sgomento in quei giorni furono testimoni di una forza più grande della loro…”. Non si può certo restare indifferenti alla descrizione apocalittica del Diluvio Universale e delle sue conseguenze, riscontrabile in questo testo sumero di cinquemila anni fa:”…le creature riempiono le acque come libellule annegate in uno stagno. Ogni forma di vita è stata spazzata via dall’ondata del mare in tempesta…
Il già menzionato disastro cosmico che colpisce Marte indurrà gli Anunnaki ad abbandonare Lahmu ( Marte ) dato che “…le condizioni sono diventate insopportabili,la sopravvivenza non è più possibile…”. La memoria storica dei Sumeri conferma in modo inequivocabile che un evento catastrofico di origine cosmica si è abbattuto sulla Terra e su Marte, seminando morte e distruzione ovunque. La Terra sarà sconvolta da inondazioni, terremoti e tempeste atmosferiche, che porteranno alla quasi estinzione dell’umanità, mentre Marte disperderà nello spazio quasi tutta la sua atmosfera e parte delle sue riserve idriche. Possiamo reperire ulteriori riscontri di natura storica che ci permettono di associare il Diluvio Universale, o comunque una catastrofe cosmica, ad entrambi i pianeti; nella cultura egizia veniva posto uno stretto legame tra il pianeta Marte e il monumento della Sfinge nella piana di Giza.




Entrambi venivano menzionati con il nome di ‘Horus dell’Orizzonte’ oppure di ‘Horus il Rosso’. L’altro nome attribuito alla Sfinge è ‘Horakhti’, epiteto con cui gli Egizi indicavano Marte, e molte testimonianze antiche asseriscono che la Sfinge era stata dipinta per un lungo periodo di tempo con il colore rosso. Il collegamento probabilmente è di natura astronomica, in quanto la Sfinge, che simboleggia Marte, indica con il suo posizionamento rispetto alla volta celeste che il pianeta rosso attraversava la costellazione del Leone in un periodo databile tra il 10970 e l’8810 a.C. Il sole all’equinozio di primavera sorgeva dunque nella costellazione del Leone.

L’interrogativo sollevato dalla Sfinge concerne la ragione che induce gli antichi Egizi a costruire questo monumento orientato verso la costellazione del Leone. Si ipotizza che questo monumento avesse il compito di tramandare alle generazioni successive la memoria di un evento catastrofico che avrebbe coinvolto contemporaneamente la Terra e Marte nell’età del Leone. Non sarà del tutto casuale che gli Egizi testimoniano del pericolo rappresentato dall’avvicinarsi minaccioso di una cometa, le cui sembianze mostruose vengono descritte con raccapriccio: “…sembrava infuocata, ondeggiava come le spire di un serpente ed era orribile a vedersi…”.
(il diluvio in una grafica indiana di epoca mogul, tratto dall'archivio personale di Patsy Nicholas di Falco)



I riferimenti egizi a una cometa in marcia di avvicinamento verso Marte e la Terra corroborano le fonti sumere e avallano storicamente che un evento cosmico di proporzioni inaudite investe in un comune destino la Terra e Marte, uccidendo geologicamente Marte e devastando la Terra. Una simile memoria storica viene ereditata dagli arabi che chiamarono la città contigua alla necropoli di Giza ‘El-Khaira’ ovvero Il Cairo, che significa ‘ Marte’. 
 

Fonte:
http://www.flaviobarbiero.com/bf/templates/flavio/pdf/diluviouniversale.pdf
http://nonapritequelportale.com/sumeri-diluvio-universale

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