mercoledì 11 gennaio 2012

Gigi Meroni la farfalla granata



Leggenda del calcio italiano, morì tragicamente a soli 24 anni ma che ancora oggi il suo ricordo in tutti gli sportivi è indelebile.

Uomo estroso, dai mille pittoreschi atteggiamenti ed aspetti, il  calciatore-beat, l'artista, l'hidalgo

Questo ed ancora di più era Gigi Meroni. La farfalla granata che così come velocemente ha incantato la gente che lo circondava, velocemente se ne è andato.



Gigi Meroni nasce a Como il 24 febbraio del 1943 e proprio li incomincia la sua carriera nel mondo del calcio nell'oratorio di San Bartolomeo dove gioca la squadra Libertas.
Matura nel vivaio del Calcio Como, (insieme al  fratello Celestino), il suo percorso nelle fila dei lariani finisce presto.
Nel 1962, Meroni venne ceduto al Genoa.
Li Meroni ebbe momenti di grande notorietà.
 La magia rischiò di incrinarsi nell'ultima gara della stagione, quando, chiamato ad un controllo antidoping, Meroni si rifiutò di sottoporsi agli esami di rito (affermò di essersi dimenticato il test in albergo): altri tre giocatori della squadra risultarono positivi alle anfetamine, e Meroni fu squalificato per le prime cinque giornate del campionato 1963.
Nel 1964 malgrado lo scontento della tifoseria del grifone fu ceduto per 450 milioni di lire, (cifra esorbitante per quell’epoca), al Torino di Nereo Rocco,
Prende il numero 7 si fa subito ammirare per le sue giocate, i suoi dribbling e i suoi goal, (24 nella squadra granata), che, sono celebrati nelle migliori cineteche del calcio.

Al "calciatore-beat", (uno dei suoi tanti soprannomi), non piace tirare rigori, ha bisogno di azioni, di agonismo. È un lottatore, l'artista del gol impossibile, dei dribbling disegnati su tela dalla mano di un genio, il giocatore più atterrato in area di rigore dai terzini innervositi dalle sue finte ubriacanti, ma anche quello che fa segnare tanto i compagni. 


Prende l’appellativo della "farfalla", (per via del suo stile di gioco, ma anche per le sue abitudini anticonformiste, nota era la sua convivenza "more uxorio" con una giovane separata), e, per i suoi diletti artistici e la sua tendenza da "capellone".
I tifosi granata più attempati lo chiamavano, anche, con un po di ironia "Calimero".
Il suo possibile trasferimento alla Juventus aizzò, in una sorta di "insurrezione" popolare, i tifosi del Toro e così il presidente Orfeo Pianelli, dovette rinunciare al progetto.

Insieme al sanguigno e guizzante centravanti Nestor Combin formò una coppia d'attacco, che precedette i fasti dei due celebri "gemelli del gol", ovvero Paolo Pulici e Francesco Graziani.
Nel 1967 a San Siro, con un pallonetto dal limite dell'area, finito nell'angolo alto della porta nerazzurra, interruppe l'imbattibilità casalinga della "Grande Inter" di Helenio Herrera, costringendo i nerazzurri alla sconfitta dopo tre anni di risultati utili.Con la maglia della Nazionale azzurra partecipò alla spedizione guidata dall'allenatore Edmondo Fabbri ai Mondiali di Inghilterra del 1966. Segnò un gol all'Argentina durante un'amichevole di preparazione disputata a Torino. 


Gigi Meroni perde la vita dolorosamente il 15 ottobre 1967, in una domenica in cui la sua squadra vince per 4 a 2 sulla Sampdoria.
Con il suo compagno di squadra Fabrizio Poletti  stavano attraversando Corso Re Umberto, per andare a prendere un gelato. Quando un’auto guidata da un diciannovenne da poco patentato Attilio Romero, uno suoi più grandi tifosi e in seguito, per ironia della sorte, anche Presidente del tragico Torino del patron Cimminelli.

La settimana dopo il funerale, la squadra del Torino avrebbe affrontato la Juventus nel derby piemontese. Tra il silenzio funereo delle tifoserie di entrambi gli schieramenti, il campo fu inondato di fiori da un elicottero, che furono raccolti poi sulla fascia destra, quella di competenza del giocatore deceduto.Nestor Combin, un attaccante argentino molto amico di Meroni, insistette per giocare nonostante la febbre che lo aveva colpito pochi giorni prima. In memoria dell'amico, lottando con furia, al terzo minuto segnò un gol, e raddoppiò al settimo, per poi firmare una tripletta al 15° della ripresa. Il quarto gol fu segnato dal successore di Meroni, il nuovo numero 7, Alberto Carelli.

Dopo Superga è il miglior risultato ottenuto ad oggi in un derby, e ha simbolicamente fatto giustizia per i sette derby senza vittorie giocati da Meroni.
La farfalla granata ha smesso di volare ma rimarrà patrimonio incancellabile nella memoria del superba e tragica storia del Torino calcio e dei suoi immensi tifosi.





Fonti:
http://www.gigimeroni.com/storia.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Meroni

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