venerdì 18 novembre 2011

Gaetano Bresci se ci fossi tu.....





Se oggi Gaetano Bresci fosse stato vivo di certo avrebbe provveduto a fare quello che era necessario fare e che nessuno ha avuto od ha il coraggio di fare poichè tutti in ogni caso abbiamo la pancia piena e il cuore svuotato di passione ed ideali.
Se ci fosse ancora Geatano Bresci, forse le cose andrebbero diversamente.



Ricordiamo brevemente la storia avventurosa di questo romantico eroe .



Gaetano Bresci (Prato, 10 novembre 1869 – Isola di Santo Stefano, 22 maggio 1901) anarchico italiano, divenuto famoso per l'uccisione a Monza del re Umberto I, che era scampato anni prima ad attentati eseguiti da altri anarchici come Giovanni Passannante e Pietro Acciarito.
Di  famiglia semplice ma non in misere condizioni.
Inizia a lavorare in età adolescenziale in un'azienda di filatura e prese contatti con il mondo politico. All'età di 15 anni entrò a far parte di un circolo anarchico di Prato. Nel 1892 fu condannato a 15 giorni di carcere per oltraggio e rifiuto di obbedienza alla forza pubblica, fu schedato come «anarchico pericoloso» e relegato nel 1895 (ai sensi delle leggi speciali di Crispi) a Lampedusa.
Dopo l’amnistia nel 1896 Bresci si trasferisce negli Stati Uniti, stabilendosi a Paterson (New Jersey), dove trovò lavoro nell'industria tessile e frequenta la comunità anarchica di emigrati italiani.
Durante la sua permanenza in America, Bresci venne a conoscenza di una notizia che lo sconvolse. Nel 1898 a Milano, a seguito dell'aumento del prezzo della farina e del pane, il cui costo cresceva da anni, il popolo insorse ed assaltò i forni del pane. In quell'anno, a circa quarant'anni dall'annessione della Lombardia al Regno d'Italia dopo la Seconda guerra d'indipendenza, la situazione economica era grave e l'insurrezione milanese, passata alla storia come la "protesta dello stomaco", durò vari giorni e fu repressa nel sangue,( calcola che vi furono più di cento persone uccise), da reparti dell'esercito comandati dal generale Fiorenzo Bava-Beccaris che, per questa azione di ordine pubblico, fu insignito con la Croce di grand'ufficiale dell'ordine militare di Savoia «per rimeritare il servizio reso alle istituzioni e alla civiltà» da Umberto I re d'Italia.
Allora, Gaetano Bresci decise vendicare l'eccidio e rendere giustizia, ritorna in Italia con l'obiettivo di uccidere re Umberto, ritenendolo responsabile massimo di quei tragici avvenimenti. 
La sera di domenica 29 luglio 1900, a Monza, Bresci uccise il re d'Italia Umberto I di Savoia sparandogli contro tre o quattro (le fonti storiche non concordano) colpi di pistola. Il sovrano stava rientrando in carrozza nella sua residenza monzese dopo aver assistito a un saggio ginnico cui seguì una premiazione presso la società sportiva "Forti e Liberi". Il regicidio, immortalato in una celebre tavola del pittore Achille Beltrame per La Domenica del Corriere, avvenne sotto gli occhi della popolazione festante che salutava il monarca. Bresci si lasciò catturare dai carabinieri  senza opporre resistenza e furono gli stessi carabinieri a salvarlo, proteggendolo dal linciaggio a cui stava per essere sottoposto dalla folla inferocita.
Bresci fu processato per regicidio e condannato all'ergastolo.



Alle ore 12 del 23 gennaio del 1901, dopo un trasferimento via mare sulla nave da guerra Messaggero, resci fu rinchiuso nel suo ultimo domicilio. Per poterlo controllare a vista venne edificata per lui una speciale cella di tre metri per tre, priva di suppellettili, nel penitenziario di Santo Stefano, presso Ventotene (Isole Ponziane). Il suo numero di matricola era il 515.Il 22 maggio 1901, l'ufficio matricola della Regia Casa di Pena di Santo Stefano registrò la morte del detenuto Bresci Gaetano fu Gaspero, condannato all'ergastolo per l'uccisione a Monza del re d'Italia. Alle ore 14.55 il secondino Barbieri, che aveva l'incarico di sorvegliare a vista l'ergastolano, ma che si era allontanato per alcuni minuti, scoprì il corpo del Bresci, ormai cadavere, penzolare dall'inferriata alla quale il recluso si era appeso per il collo mediante l'asciugamano in dotazione o, secondo altri, un lenzuolo. Tuttavia le circostanze della sua morte destarono subito qualche perplessità. Voci sotterranee, fatte circolare da cella a cella e presto uscite dal penitenziario, avvalorano un'ipotesi alternativa. Tre guardie avrebbero fatto irruzione nella cella, avrebbero immobilizzato il Bresci buttandogli addosso una coperta e poi lo avrebbero massacrato a pugni. Nel gergo carcerario questo trattamento è chiamato "fare il Sant'Antonio o santantonio": serve a dare una lezione ai riottosi, ma qualche volta questa lezione è mortale. Un "delitto contro lo Stato" sarebbe stato dunque punito con un "delitto di Stato". Qualche incertezza vi è anche sul luogo della sua sepoltura: secondo alcune fonti fu seppellito assieme ai suoi effetti personali nel cimitero di Santo Stefano  secondo altre, il suo corpo venne gettato in mare. Le sole cose rimaste di lui sono il suo cappello da ergastolano (andato distrutto durante una rivolta di carcerati nel dopoguerra) e la rivoltella con cui compì il regicidio. 


Omaggio a Gaetano Bresci






Fonte:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Bresci

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