lunedì 3 ottobre 2011

Le civiltà pre colombiane: I Maya e loro origini (extraterrestri?)




La civiltà Maya ha origini antichissime: i primi insediamenti si possono attribuire al 1500 a.C. ,ma è solo nel 300 a.C. che si cominceranno a sviluppare le prime vere e proprie città.
L'impero Maya era localizzato negli attuali territori del Veracruz, Yucatán, Campeche, Tabasco e Chiapas in Messico, la maggior parte del Guatemala e alcune aree del Belize e dell'Honduras.
Il periodo classico, compreso tra il 300 ca. e il 900 d.C. , è caratterizzato dalla diffusione in tutti i territori maya di una cultura pressoché uniforme. Le maggiori città maya furono Tikal, Copan, Bonampak, Piedras Negras, e Palenque.


In questo periodo la storia maya presenta il suo sviluppo più massiccio nel campo dell’organizzazione culturale, politica, tecnologica, culminando in uno scenario dove ogni città era un piccolo stato che avava contatti con le medesime solo per scambi commerciali.
Nel 900 i maggiori centri della cultura maya (Palenque, Tikal, Copàn) furono abbandonati
Parte della popolazione si spostò nello Yucatàn, e qui ebbe il suo centro la civiltà maya del periodo seguente.
I centri della nuova cultura furono Chichen Itza, Uxmal, Mayapan e Labnà.
L'apice del popolo Maya fu intorno al 1000d.C., ma problemi interni e guerre fra le varie città ne provocarono la decadenza.
A questo punto i Maya furono lentamente assoggettati dagli Aztechi.
Gli spagnoli, giunti nel XVI secolo, rovesciarono con facilità i gruppi maya, indeboliti dalle guerre interne e colpiti da devastanti epidemie di cui erano portatori gli stessi conquistadores.
La popolazione indigena passò da un massimo di otto milioni a poco più di un milione di abitanti a causa dello sterminio spagnolo. I sopravvissuti andarono a rafforzare una classe di lavoratori schiavizzati nelle piantagioni e nelle miniere.

L'agricoltura era alla base dell'economia maya; il mais ne era il prodotto principale, seguito da cotone, fagioli, manioca, cacao e zucche.
Una caratteristica di questo popolo, che ne caratterizza l'elevato grado di conoscenze tecniche, è rappresentato dalla vasta rete idrica. Questa, era costituita da piccolissimi canali che convogliavano in grandi cisterne adibite alla raccolta dell'acqua per l'uso quotidiano e per l'irrigazione nei campi.
Le tecniche di tessitura del cotone e di produzione della ceramica erano avanzate. Come unità di scambio venivano utilizzati campanelli di rame e chicchi di caffè; il rame era inoltre lavorato insieme a oro, argento, conchiglie e piume colorate, per produrre ornamenti.
Alcune discutibili tradizioni dei Maya erano quelle di schiacciare il cranio dei neonati tra due assi per fargli assumere "artificialmente" una forma più piatta ed allungata.
Nonostante questa usanza potesse causare dei traumi nei bambini, aventi ancora le ossa fragili, questo aspetto fisico veniva visto positivamente perché era più simile a quello degli dei.
Il potere politico - esecutivo, era affidato a capi che ereditavano il titolo in linea maschile. Questi erano assistiti, a loro volta, da capi locali che distribuivano le terre alle famiglie dei villaggi.
Il re, che rappresentava il fulcro della vita delle città-stato, l’unica entità in grado di tenere unita tutta la popolazione, perde di credibilità.

I Maya studiavano gli astri; a questa informazione possiamo aggiungere che erano anche all’avanguardia in questo tipo di studi, così come lo erano nella matematica.
Avevano creato un calendario ancora più perfetto del nostro, con un mese lunare di 29,53086 giorni contro il nostro di 29,53059 giorni; conoscevano perfettamente il moto dei pianeti, le fasi lunari, le eclissi, ed erano particolarmente legati agli aspetti di Venere.
Tracce di una presunta “conoscenza non terrestre” sono identificabili proprio nel sentimento religioso di questo popolo, oltre che nei pochi documenti scritti che si salvarono dalla furia dei conquistadores fra cui il Popol-Vuh. e nei reperti archeologici.
Nel primo caso ci riferisce sopratutto a Quetzalcoatl, il Serpente Piumato sacro sia ai Maya che agli Aztechi; fu lui a colonizzare il Centro America, a portare la tecnologia e l’agricoltura; tutto ciò avvenne quando Quetzalcoatl scese sulla terra a bordo di uno strano veicolo a forma di serpente, facendosi notare per la sua pelle bianca e la barba, (Che fosse appartenete ai grigi?).
Un esame più attento dei reperti archeologici riguardanti il Serpente Piumato, rivela infatti quella che può essere considerata una “particolare” anomalia; questa caratteristica risulta maggiormente visibile osservando una statua conservata in Messico, nel museo di Toluca.
Nella scultura Quetzalcoatl viene raffigurato con una strana maschera a forma di becco d’uccello, particolare non presente quando invece lo stesso Dio viene si trova iconograficamente nei cieli.
Perché Quetzalcoatl ha bisogno di una maschera quando sosta sulla terra?
Non dimentichiamo che, nella tradizione Maya, l’arrivo di questa divinità viene descritto al pari di una moderna testimonianza riguardante un atterraggio Ufo! Si trattava forse di un casco, indispensabile per muoversi sulla terra?
Quetzalcoatl ripartì a bordo della propria nave diretta verso Venere, promettendo che un giorno sarebbe ritornato; non fu certo una promessa che portò fortuna al popolo Maya: quando Hernàn Cortes, di pelle bianca e con la barba, si presentò al popolo, venne subito scambiato per una incarnazione del Serpente Piumato, con il risultato che la nazione venne quasi interamente distrutta.
Particolare attenzione bisogna dedicare anche al “Popol -Vuh”, il testo sacro che riassume le antiche conoscenze di questo popolo, preso anche in considerazione dagli aztechi.
Il testo più conosciuto e completo è quello redatto in dialetto maya Quiché, scoperto nel 1702 dal sacerdote Francisco Ximénez nella cittadina di Chichicastenango, in Guatemala; contravvenendo alla prassi, padre Ximénez non bruciò il manoscritto, anzi ne fece una copia aggiungendovi una traduzione in lingua castigliana. Proprio questa copia venne in seguito ritrovata presso la biblioteca dell'Università di San Carlos, a Città del Guatemala, nel 1854, dall'abate Brasseur de Bourbourg e da Carl Scherzer.
Per quanto riguarda il Popol-Vuh ossia il libro della creazione vedi post precedente, ora dedichiamoci ad un’altra traccia significativa circa l’idea che esseri dalle sconosciute origini abbiano visitato il popolo Maya, viene rafforzata anche dal misterioso caso, origine tra l’altro di un interesse dibattito, che si accese alla scoperta della famosa Lastra di Palenque.
Negli anni ’50 una spedizione condotta dall’archeologo Alberto Ruz Lhuillier scoprì, quasi per caso. un gruppo di rovine abbandonate da secoli e che la vegetazione, nonché pietre e detriti, avevano coperto quasi completamente.
La spedizione condotta di Ruz si occupò per mesi di questa importante scoperta, ma alla fine i risultali furono veramente sorprendenti.
Intanto all’interno della piramide venne rinvenuto un sarcofago di pietra rossa ricoperto da un’imponente lastra, sempre di pietra, che fu possibile alzare solo dopo il ricorso a tecniche modernissime.
Dentro il sarcofago fu rinvenuto Io scheletro di un uomo alto 1 metro e 73 centimetri con il volto coperto da una maschera di giada.
Di chi fossero questi resti è tuttora un mistero: certamente si trattava di un gigante se pensiamo che l’altezza media dei maya era sull’ordine del metro e 50 centimetri. Di sicuro si trattava di un personaggio di tutto rispetto se a tutt’oggi questa rimane l’unica sepoltura rinvenuta in una piramide americana, e in America del Sud le piramidi finora scoperte sono molte.
La cosa che però fece più impressione, non appena la si poté osservare con calma, resta senz’altro la grossa lastra di pietra che copriva il sarcofago. Per interpretarla furono usate le più varie e cervellotiche ipotesi, ma nessuna che fosse soddisfacente. L’unica che, una volta osservata un’immagine della pietra, fosse plausibile è senz’altro quella che sembra anche la più incredibile e , forse, la più “impossibile”: l’ipotesi della capsula spaziale…!
Infatti il personaggio raffigurato porta un casco e guarda in direzione della prora. Le sue mani sembrano manovrare delle leve, la testa pare appoggiata su un supporto e nel naso penetra un inalatore. Inoltre, per finire, dalla parte posteriore della “navicella” fuoriescono delle fiamme.

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