mercoledì 3 agosto 2011

A proposito degli alieni.... di Francesco Toscano ed Enrico Messina. Prima Edizione 2011. Capitolo I°. Gli extraterrestri nella storia dell'umanità. parte seconda




A proposito degli alieni..... di Francesco Toscano ed Enrico Messina

Se l’Universo brulica di alieni….. dove sono?
Enrico Fermi


Capitolo I°
Gli extraterrestri nella storia dell'umanità



Una pittura rupestre rinvenuta in una grotta in Val Camonica, raffigurante possibili creature aliene viste dagli occhi di uomini primitivi. (Fonte: dalla rete)


parte seconda


........[1]     Un essere umano viene rapito da un UFO o dai suoi occupanti.

Questo tipo non è compreso nella scala originale degli incontri ravvicinati di Hynek. L'ufologo Jacques Fabrice Vallée , che lavorò a lungo con Hynek, obiettò che una più precisa definizione degli incontri ravvicinati del Quarto Tipo dovrebbe essere postulata come "un incontro nel corso del quale i testimoni provino una sensazione di alterazione del loro senso della realtà", così da includere nella categoria anche casi scollegati dai cosiddetti "rapimenti alieni" nei quali però eventi di natura assurda, allucinatoria o onirica possano essere associabili a fenomeni UFO.



Intricate pitture rupestri preistoriche, che raffiguravano extraterrestri e velivoli simili agli UFO. Le immagini sono state scoperte nel distretto di Hoshangabad (Stato di Madhya Pradesh), a soli 70 chilometri dal centro comunale di Raisen.






8.000 a.C. Australia:  Disegni rupestri degli aborigeni australiani raffigurano esseri celesti, con antenne e raggi-x molto particolareggiati nello stile. (Foto in alto – Fonte dalla rete)
4.000 a.C. I Sumeri: L'Iraq di oggi ha avuto contatti con civiltà extraterrestri secondo alcuni antichi testi. Gli extraterrestri avrebbero creato degli ibridi uomo- alieno portandoli con sé  fra le stelle. Il testo sumerico coincide con "il libro della Genesi" della Bibbia. La loro astronomia era molto sviluppata. Avevano i numeri di 15 cifre! I Sumeri sostenevano che gli  extraterrestri venissero da Marte, dal sistema solare delle Pleiadi, e dalla stella Sirio. Un testo sumero mostra disegni del sistema solare.
3.000 a.C. Cina: Dal libro "Memorie di Sovrani e il Re", pubblicato nel III secolo d.C., in Cina, nel terzo millennio a.C., prima della nascita di Huang Ti o di Chi You,i "figli del cielo", scesero sulla Terra su di una stella che aveva la forma di un piattino.
2.345 a.C. Cina: la  hsui-nan-tzu, un classico cinese, narra di dieci soli che compaiono nel cielo.
Gli egiziani menzionano un UFO tubolare scintillante (grande serpente), lungo 30 aune e largo 8, che è atterrato lungo il fianco di una montagna.
2.000 a.C. Perù: secondo la civiltà pre-colombiana degli Inca gli dei erano originari del sistema solare delle Pleiadi. Alcune rovine Inca sono state trovate a 13.000 piedi, e le pietre che li costituiscono hanno un peso di 20.000 tonnellate. La leggenda narra di astronavi che sono venute dalle stelle. Gli Inca erano a conoscenza che la Terra è rotonda, quando in Europa sino al XVI sec. si credeva che fosse piatta ed al centro dell'universo secondo il sistema Aristotelico - Tolemaico.
L’india ed un’altre di quelle regioni dove si riscontra un numero condiderevole di traccie di precedenti antiche presenze alieni e  di contatti fra queste e gli uomini di quel tempo.

Un gruppo di antropologi, che lavorava con le tribù di montagna in una zona remota dell’India, fece una scoperta sconvolgente: intricate pitture rupestri preistoriche, che raffiguravano extraterrestri e velivoli simili agli UFO. Le immagini sono state scoperte nel distretto di Hoshangabad (Stato di Madhya Pradesh), a soli 70 chilometri dal centro comunale di Raisen. Le grotte sono nascoste nel profondo di una fitta giungla.


(Immagine successiva – fonte dalla rete - )
La figura più chiara è quella che potrebbe rappresentare un extraterrestre in tuta spaziale, che può essere visto nei dipinti della grotta assieme ad un UFO, dalla forma che ricorda un classico disco volante, che sembra emettere qualcosa di luminoso verso il basso o un raggio di qualche tipo, nel quale si potrebbe identificare un antico scenario di “UFO abduction” (in Italia fenomeno meglio conosciuto come rapimenti alieni) . Un campo di forze o una traccia di qualche tipo è stata identificata dalla parte posteriore dell’UFO. Inoltre è visibile un altro oggetto che potrebbe rappresentare un “wormhole”, che spiegherebbe come gli extraterrestri siano giunti sulla Terra. Questa immagine può portare gli appassionati UFO a pensare che i graffiti siano stati fatti con l’aiuto degli extraterrestri. E chissà se, tutto ciò sia stato fatto appositamente per trasmettere una certa conoscenza alle generazioni future?
L’archeologo locale, il signor Wassim Khan, ha personalmente visto le immagini.

Egli sostiene che gli oggetti e le creature viste sono di natura “anomala”, in un contesto generale già scoperto di altre pitture rupestri, che rappresentano la vita preistorica della zona. Quindi ciò può costituire l’ipotesi che si possa trattare di esseri provenienti da altri pianeti, che avrebbero interagito con gli esseri umani fin dalla preistoria.
Ma è negli antichi testi indiani religiosi e non che si ritrovano sconvolgenti narrazioni di contatti fra gli uomoni e gli extraterrestri.
2000 a. C. India: David W. Davenport, un inglese, ma nato in India, esperto di Sanscrito e di tradizioni indiane, sembra oggi rinverdire le esperienze di Schliemann e dei suoi rapporti con l'archeologia ortodossa. David, ha approfondito lo studio dei testi Vedici, partendo dal presupposto, tutto indiano, che quanto dicono i manoscritti non deve essere interpretato in chiave simbolico-mitologica, ma storica. David tornò in occidente con le prove di un 'ESPLOSIONE ATOMICA nell'Antichità! I reperti raccolti nella zona ritenuta l'epicentro della deflagrazione a Mohenjo-Daro ( luogo di morte, oggi ).
Mohenjo-Daro fu un’imponente città in cui si sviluppò una fiorente civiltà, sorta tra il 2500 e il 2100 a.C. che fu distrutta in circostanze misteriose ed i cui resti furono portati alla luce nel 1944 da Sir Mortimer Weeler. Tra i suoi enigmi vi è la scrittura pittografica, ancora indecifrata, in cui gli studiosi hanno classificato almeno 400 segni, simili a dei rebus. In merito alla sua fine, la scienza ufficiale propone due ipotesi: la prima considera l'inondazione del fiume Indo, e la seconda adduce le invasioni dei popoli arii. Ma i segni di bruciatura sui muri della città escluderebbe l'inondazione, e l'entità della distruzione escluderebbe gli scontri bellici preistorici "umani".
Un altro studioso Salvatore Poma, vede una stretta analogia tra la distruzione della città di Mohenjo-Daro e la distruzione di Sodoma e Gomorra. Innanzitutto, entrambe le regioni (la valle dell'Indo e la pentapoli biblica nella valle di Siddim) vengono devastate ed in entrambi i casi un personaggio, avvertito dell'imminente pericolo, riesce a rifugiarsi in una "zona di sicurezza". Inoltre, nelle due versioni il provvedimento punitivo viene inflitto come conseguenza di un reato a sfondo sessuale, dove nel caso di Mohenjo-Daro la punizione vendica la violenza sessuale subita dalla giovane Araga figlia del Divino Rishi Bhargava durante il regno di Danda. Questa vicenda, ritenuta per secoli un episodio fantastico, un mito, ha trovato invece una conferma scientifica quando l'archeologo David Davenport, esperto di scrittura sanscrita, ha rinvenuto, proprio a Mohenjo-Daro, evidenti tracce di contaminazione atomica avvenuta nel 2000 a.C, oltre ad innumerevoli oggetti vetrificati che solo un intenso calore avrebbe potuto produrre, e mura crollate sotto uno spostamento d'aria di inaudita potenza. La scoperta ha confermato il fatto che gli antichi scrittori indiani erano soliti distinguere scrupolosamente la letteratura mitica, chiamata Daiva, dalle cronache documentate in sancrito, chiamate Manusa. E proprio nei Manusa sono descritte le funzioni e i particolari più elaborati dei Vimana (veicoli volanti frutto di elevata tecnologia, in sancrito uccello artificiale abitato). I testi epici indiani abbondano di lotte tra dei, fra dei e semidei, fra umani ed esseri celesti. Queste battaglie venivano condotte, da parte degli dei, con l'utilizzo di macchinari bellici decisamente avveniristici, Vimana in testa. Ma nonostante le straordinarie prestazioni, i Vimana potevano essere abbattuti. Nell’ ottavo libro del Mahabharata, (antichissimo poema epico indiano), il Karna Pava, si legge che: "Karna, (il protagonista del poema), prese un'arma terribile, la lingua del Distruttore, la Sorella della Morte, un'arma tremenda e fulgida. Quando i Rakshasas (demoni non molto dissimili dai moderni grigi) videro l'arma eccellente e sfolgorante puntata verso di loro, ebbero paura. Il missile risplendente si levò nel cielo notturno ed entrò nella formazione simile a una stella, e ridusse in cenere il Vimana dei Rakshasas. La nave nemica cadde dal cielo con un rumore tremendo". Anche le armi lanciate dai Vimana potevano essere intercettate ed abbattute. Nel Drona Parva, (settimo libro del Mahabharata), si riporta di una lotta fra dei, con armi presumibilmente nucleari. "Attaccato da Valadeva, Jarasandha, molto corrucciato, ci lanciò addosso, per distruggerci, un proiettile capace di uccidere tutte le creature della terra. Proiettando una luce accecante, la massa di fuoco divise in due il firmamento, come un pettine che separa i capelli sulla testa. Quando vide l'oggetto fiammeggiante, il Figlio di Rohimi (una divinità) gli lanciò contro un'arma chiamata Sthunakarma; quest'arma annichilì la potenza del proiettile avversario, che si abbatté sulla terra ferendola e facendo tremare le montagne". La precisione realistica di questa ed altre narrazioni, anche le descrizioni dei Vimana sono obiettivamente troppo dettagliate nelle loro caratteristiche tecniche per poter essere considerati dei semplici miti. Di un Vimana chiamato Puspaka, descritto nel Ramayana, altro poema epico, si dice chiaramente che la sua luminosità era dovuta a dei getti infuocati che fuoriuscivano da una serie di ugelli simili a colonne dorate; il suo interno era dotato di portelli metallici e di una grande cabina di comando, il "padiglione", con ambiente né freddo né caldo, munita di comodi sedili per i passeggeri, "i nobili seggi". Puspaka poteva essere telecomandato "secondo il desiderio dell'animo".
I Suvarnaka-Lanka, cioè i reperti rinvenuti nell'area della possibile deflagrazione dell'ordigno nucleare, sono stati sottoposti a rigorose analisi da parte degli esperti del C.N.R. con risultati imprevedibili per tutti, tranne che per David Davenport. Gli oggetti riportati (bracciali, anfore, bronzi, pietre) appaiono come fusi, vetrificati, per effetto di un calore dell'ordine di circa 1500 °C., cui è seguito un brusco raffreddamento, in una frazione di secondo. Nessun evento o calamità naturale poteva condurre a risultati del genere, ne eruzioni vulcaniche, ne meteoriti, ne alluvioni, ne terremoti, ne tanto meno battaglie convenzionali nelle quali fossero impiegati armamenti dell'epoca. “Un'esplosione atomica non è poi cosa tanto sorprendente” sostiene Davenport. “ I testi Vedici parlano di mezzi aerei ( i famosi Vimanas ) e di armi sofisticate quali soltanto oggi potremo immaginare. Dal che si deduce che chi impiegava una tale tecnologia era in grado di servirsi di energia di tipo atomica”. E' un ragionamento che non fa una grinza. Infatti non è pensabile che Valmiki, autore del Ramayana, e gli altri più o meno sconosciuti estensori dei testi Vedici possedessero una fantasia così sbrigliata da poter immaginare missili teleguidati, armi chimiche, batteriologiche e via dicendo, quando le armi impiegate in quel tempo erano soltanto archi, frecce e lance! E quando nel Ramayana si parla di queste armi non le confonde davvero con esplosioni atomiche e missili. Senza dubbio altrettanto sorprendente è il fatto che nel 2000 a. C. ci fossero astronavi che solcavano in lungo ed in largo i cieli del nostro pianeta! I manoscritti le chiamano “Vimanas”, vocabolo che significa letteralmente “uccello artificiale abitato”. Nel Ramayana, si parla diffusamente di uno di essi, il “Pushpaka-Vimana”, in dotazione al re di Lanka, Ravana Dashagriva, che se ne era impadronito come trofeo dopo aver usurpato il trono al fratello Dhanada. Quando, dopo un'aspra lotta, Rama, il protagonista del poema, conquistò Lanka per liberare Sita, la sua sposa, rapita dal perfido Ravana, il Pushpaka-Vimana fu catturato come bottino di guerra e servì al vincitore per tornarsene in volo nella città paterna di Ayodhya. Tutto questo per dire che il viaggio aereo di circa 2000 Km e la descrizione che Rama fa a Sita del territorio sorvolato con i nomi dei fiumi, dei laghi delle città, è uno dei brani più interessanti del Ramayana. Ci si può ragionevolmente domandare come facesse il suo autore a descrivere il cielo buio, di giorno, nel sorvolare la vasta regione dall'alto e conoscere la giusta rotta...I casi sono tre: o Valmiki, si è inventato tutto, il che è improbabile, o aveva avuto una reale esperienza di volo, oppure aveva a disposizione precise carte geografiche. A parte le difficoltà obiettive a rispondere ad interrogativi del genere, l'enigma delle astronavi della preistoria si complicano quando ai poemi epici, che parlano dei Vimanas, si aggiunge un altro manoscritto sanscrito: il Vymanika Shastra, che è un vero e proprio manuale aeronautico! L'incredibile non è tanto il fatto che anche in questo testo si disserti di vari tipi di velivoli, quanto il fatto che in esso siano descritti i loro piani tecnici, sia pure con l'approssimazione con la quale oggi un profano interessato alla NASA descriverebbe i piani dell'”Apollo” o del “Viking!
Non solo in India ma anche in altre parti del mondoin epoche diverse leggende, testi sacri, manoscritti, narrazioni orali ci conducono immancabilmente agli alieni e alla loro conparsa sulla terra come ad esempio in Cina dove nel 1.766 a.C. L'imperatore Cheng Tang commissiona a Ki-Kung-shi di costruire un carro volante. Dopo la costruzione del velivolo questo è stato testato, raggiungendo la provincia di Honan. La nave venne poi distrutta a seguito di un editto imperiale, in quanto l’ imperatore temeva che potesse cadere in mani sbagliate.
Poi anche nel 1500 a.C. in Egitto: Il Palazzo del faraone Thutmosis III. Cerchi di fuoco si dice che hanno aleggiato nel palazzo, mentre i pesci, creature alate, e altri oggetti sono piovuti dal cielo.
593 a.C.: Ezechiele testimonia di un evento che alcuni autori hanno sostenuto suona sospettosamente come un incontro UFO. Josef Blumrich, ex capo del ramo layout sistemi della NASA, dopo un'attenta analisi dei dati disponibili, ha concluso che il veicolo descritto nella Bibbia, (capitolo 1 versetti 4-28), in realtà era un UFO.
- Nell’impero Romano gli UFO furono visti spesso in cielo, ma anche atterrare e ripartire, e furono classificati principalmente come travi di fuoco dorate, scudi ardenti, torce fiammeggianti, globi dorati.

- Cicerone parla di globi nel cielo nel suo "De Divinatione", nel Capitolo 43, parla di quando «...il sole splendette nella notte, con grandi rumori nel cielo e il cielo sembrava esplodere e stupefacenti sfere vi apparvero...».

- Lo storico latino Tito Livio, nella sua "Storia di Roma", riporta le testimonianze di oggetti a forma di scudi circolari che volavano nel cielo e che erano stati visti sopra molte città dell'Impero; aggiunge anche che il secondo re di Roma, Numa Pompilio, fu testimone personale della caduta dal cielo di uno di questi "scudi volanti" e che lo avesse annoverato tra gli oggetti di culto delle pratiche religiose che stava promuovendo.

- Carcopino narra che nel mese di luglio successivo all’assassinio di Cesare per sette giorni consecutivi prima del tramonto si vedeva su Roma un UFO luminoso che procedeva verso Nord.

- Lo scienziato romano Plinio il Vecchio, nelle "Historiae Naturales", nei capitoli 25 e 36, racconta di "Clipeus Ardens" visti sfrecciare nel cielo dell'antica Roma. Inoltre riporta avvistamenti in cielo di lumi, di fiaccole, di bolidi volanti e travi volanti uguali a quelle che comparivano nell’antica Grecia. più precisamente egli classifica gli UFO in fiaccole, lampade e bolidi volanti, nonché le travi volanti.

- Cronache di identici avvistamenti furono riportati nelle opere di: Plutarco, Valerio Massimo, Seneca, Eschilo, Senofonte.

- Senofonte, nel suo "Anabasi", fa una classifica degli oggetti volanti avvistati in base alla loro forma; li descrive nelle forme a conchiglia, piatti, a campana, triangolari.

- Nel suo trattato di scienze naturali, Seneca racconta, con numerose osservazioni, di inspiegabili "travi luminose" che comparivano all'improvviso nei cieli delle città antiche. Le "travi" rimanevano immobili per giorni, per poi sparire all'improvviso, così come erano arrivate.

- I Manoscritti del Mar Morto risalenti al primo secolo a.C. parlano di uomini provenienti dal cielo che sono venuti sulla Terra ed altri uomini che sono stati prelevati dalla Terra e portati in cielo.
- Lo storico romano Giulio Ossequiente nel III secolo d.C nel suo “Prodigiorum Liber “ riportata brani originali di Cicerone, Tito Livio, Seneca, Plinio, ecc. dove vengono descritti anche oggetti volanti di forma semi-sferica, nonché oggetti volanti chiamati travi infuocate. Ossequente parla di avvistamenti (diurni e notturni) riguardanti "Scudi di fuoco", "torce", "più soli", “più lune", "ruote luminose" ecc., apparsi su Roma e su altri luoghi. Dal "De Prodigiis", il disegno di due Soli che apparvero su Alba nel 204 a.C. . Da una lettura più approfondita delle cronache di Ossequente, in alcuni di esse si evince la natura del tutto incredibile di tale eventi. Si parla di oggetti che si muovono con traiettorie particolari, non riconducibili a quelle di comete, meteore o altro. Da comparazioni, risulta che tali oggetti volanti descritti siano assolutamente corrispondenti ai vari tipi di UFO che oggi conosciamo.



Nel 1974 in Romania, a due chilometri ad est di Aiud, un gruppo di operai al lavoro sulle sponde del fiume Mures trovarono tre oggetti sepolti nella sabbia, in un fosso profondo circa 10 metri. Due di questi reperti si rivelarono essere ossa di Mastodonte, risalenti alla preistoria. Il terzo oggetto invece si rivelò essere un blocco di metallo, molto simile alla testa di un grande martello.
Tale oggetto (nella foto in alto – fonte dalla rete) venne inviato, per uno studio, all'Istituto archeologico di Cluj-Napoca.
Gli esami scientifici di questo oggetto hanno evidenziato che si trattava di un antichissimo oggetto artificiale composto di una lega in metallo estremamente complessa. Lo studioso Gheorghita ha rilevato che la lega è composta da 12 diversi elementi, dei quali l'alluminio è presente con la maggiore quantità (89 %). Gli studi scientifici del reperto, tra cui lo studio dell'ossidazione del metallo di cui è composto, e l'averlo trovato accanto a resti di animali preistorici, porta a ritenere che sia vecchio di alcuni milioni di anni.

In particolare, la presenza di uno strato consistente di ossido d’alluminio fa ritenere scientificamente che il reperto risalga ad epoche remote. Qualsiasi tipo di studio effettuato sul reperto ha rivelato la sua natura artificiale ed antica, che comunque è già abbastanza evidente dal suo aspetto esteriore, dai fori presenti sul reperto e dalla lega di alluminio con cui è composto. Basti pensare che l'alluminio non si trova libero in natura, ma combinato in alcuni minerali e soltanto 100 anni fa è stata messa a punto la tecnica necessaria alla sua lavorazione. Gli studi sul reperto hanno evidenziato sin da subito il fatto che fosse parte di un meccanismo, che nella sua parte superiore doveva esserci un'asta di forma circolare. Tenendo conto dell'analisi di tutte le particolarità dell'oggetto, gli scienziati hanno ritenuto che il reperto fosse una sorta di dispositivo di atterraggio di un veicolo volante, di dimensioni ridotte, come i moduli lunari o la sonda Viking.
A riprova di ciò, ci sarebbero sia la forma dell'oggetto, sia i due fori ovali, sia i graffi nella parte inferiore e agli angoli, come pure la composizione del materiale, vale a dire all'alluminio leggero. In sostanza il reperto risulta essere il piede di una gamba meccanica di atterraggio di un oggetto volante. Sicuramente tale piede metallico appartenne ad uno dei tanti velivoli sconosciuti che sin da epoche remote visitarono ed operarono sul nostro pianeta.


Tutti i diritti letterari di quest’opera sono di esclusiva proprietà degli autori.




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