lunedì 6 giugno 2011

Valentino Mazzola

Il capitano dei capitani



Quando il calcio era ancora uno sport…




E’ stato una delle mezz’ali più forti di sempre un po centrocampista ed un po attaccante (l’eterno dilemma dei numeri 10).
Testimone di un calcio romantico dove le bandiere erano tali veramente. Era un lombardo arrivato a Torino via Venezia, guadagnava premi doppi degli altri giocatori ma era sempre poco rispetto a ciò che altrove gli offrivano.
Leader in capo e nello spogliatoio nonostante il suo carattere poco espansivo e poco incline a socializzare. I compagni lo seguivano ciecamente. Se le cose in campo andavano male bastava che si riboccasse le maniche per cambiare le sorti di una partita dato che con quel gesto il resto della squadra cambiava marcia e per gli avversari, se pur in vantaggio erano dolori.


Mazzola per i granata era un postero di Nembo Kid, o se preferite un antenato di Superman. Per la verità l'eroe fumettistico di quei tempi al quale lo appoggiavamo era un certo Jim Toro, il cui nome spesso si scriveva italianizzato Gim e il cui cognome era il massimo per noi tifosi granata. Jim Toro aveva un partner che si chiamava Burianakis il Greco, e che era Loik. Mazzola risolveva tutti i problemi con azioni squisitamente umane. Di altri calciatori si cominciava a scrivere che volitavano, levitavano e lievitavano. Di lui si esaltava sempre la praticità. Chi, come noi, lo ha visto giocare per ore, stenta a ricordare un suo svolazzo, un suo ghiribizzo eminentemente artistico, una sua fantasia eccessiva. Mazzola colpiva di testa perché saltava bene con azione molto geometrica, non perché si avvitava nell'aria a scalare il cielo, o si aggrappava come uno stregone a una corda invisibile. Mazzola aveva un tiro forte ma non dinamitardo, così che doveva anche essere preciso. Mazzola dribblava ma non umiliava. Mazzola era veloce ma non guizzante, resistente ma non fachiresco. Era robusto ma non atleticissimo. Era grande, ma proprio non alto. Era biondo ma non delicato, biondo ma non strabello.Era un giocatore di enorme rendimento e - ma allora il termine non si usava propno - di fortissimo carisma. Gli avversari non lo dovevano subire. Molto semplicemente, lo dovevano accettare. Non gli ricordiamo un fallo, nè commesso né subito. Parlava con gli arbitri, loro lo ascoltavano, chiedeva soltanto il permesso di poter giocare il vero football.(Gian Paolo Ormezzano)

Valentino Mazzola nasce a Cassano d'Adda (MI) il 26 gennaio 1919.
La prima squadra di Mazzola fu la squadra della città in cui era nato: il Gruppo Sportivo Carlo Tresoldi di Cassano d'Adda. Nella Tresoldi inizia a giocare a 14 anni disputando il campionato ragazzi del Comitato U.L.I.C. di Treviglio nella stagione sportiva 1933-1934.
Mazzola si sposò con una ragazza di Cassano d'Adda ed ebbe due figli di cui uno, Sandro, sarebbe diventato un giocatore dell'Inter e della Nazionale italiana. L'altro figlio, anche lui futuro calciatore, venne chiamato Ferruccio in onore di Ferruccio Novo, presidente del "Grande Torino".
Nel 1946 il suo matrimonio finì e Mazzola ottenne la custodia del figlio Sandro, a cui tenne lezioni di calcio.
Valentino brucia le tappe ed approda in prima squadra, che disputa il campionato regionale di Prima Divisione 1936-1937. Lui va in gol spesso ma la Tresoldi non ha l'organico per poter competere ed arrivare in Serie C ed anche nella stagione 1937-1938 termina nelle ultime posizioni di classifica.
In seguito lo tessera l'Alfa Romeo di Milano, dalla stagione precedente approdata in Serie C, con la quale militò durante la stagione 1938-1939. Nell'anno in cui iniziò la Seconda guerra mondiale egli passò al Venezia, società di Serie A. Con i lagunari giocò come mezzala sinistra.
Anche grazie all'apporto di Mazzola, la squadra veneta vinse la Coppa Italia nel 1941 ed arrivò terza al termine della stagione 1941-1942.
Al termine di questa annata passò al Torino, che grazie alla sue imprese e a quelle di alcuni suoi compagni divenne il Grande Torino: con i granata vinse da capitano cinque scudetti (1943 e poi dal 1946 al 1949) disputando in totale 232 partite segnando 109 reti (29 nella stagione 1946-1947 con cui si laureò capocannoniere della Serie A).
Con lui la fama del Grande Torino divenne mondiale, ovunque si perpetuava il mito di una compagine davvero imbattibile, ovunque si parlava di quel gruppo straordinario di campioni, una vera e propria macchina da gol, assolutamente inarrestabile. È proprio per tale nomea di invincibili creata attorno a lui ed ai suoi compagni che le migliori squadre del mondo volevano misurarsi con Valentino Mazzola e gli altri granata. E il destino funesto dopo una di queste sfide si abbattè sul capitano e tutta la squadra il 4 maggio 1949 nella tragedia di Superga.
Valentino avrebbe potuto dare ancora tanto al calcio e alla vita, ma in trent’anni di esistenza riuscì comunque a lasciare un ricordo indelebile nei cuori di milioni di tifosi. Schivo nella vita, esplosivo in campo, rimane per tutti un esempio e un campione indimenticabile…

Mazzola e la nazionale






Il talento di Mazzola non può certo sfuggire a Vittorio Pozzo, commissario tecnico azzurro. Esordisce così in nazionale a Genova il 5 aprile 1942, durante il Secondo conflitto mondiale: l'Italia batte la Croazia per 4-0: nessun gol per Valentino, ma il riconoscimento di un esordio vincente e positivo.
Il primo gol azzurro arriva il 19 aprile 1942 nella partita Italia-Spagna, 4-0. Dopo la guerra, durante Italia-Svizzera (4-4) a Zurigo, l'11 novembre 1945, Mazzola ispira le azioni di tutti i gol azzurri.
Va ancora in gol nella partita del giorno 1 dicembre 1946 a Milano contro l'Austria (vittoria per 3 a 2). A Vienna il 9 novembre 1947 Mazzola conosce la sua prima batosta azzurra: 1-5, materializzato dalle reti dei mediani Brinek (3 volte) e Ocwirk (che poi si sarebbe trasferito in Italia con la maglia della Sampdoria).
Della sua voglia di rivalsa ne fa le spese la Cecoslovacchia di Kubala a Bari il 14 dicembre 1947: è la prima volta da capitano per Valentino Mazzola; la partita finisce 3-1. Stesso risultato a Parigi il 4 aprile, nel primo incontro del 1948: la Francia di Baratte si arrende alla superiorità italiana, in particolare del gioco sviluppato dal tandem dei due interni granata, ormai famoso e temuto in tutto il mondo.
Le vittorie del grande Torino e le affermazioni in azzurro del blocco granata - che l'11 maggio 1947 arriva a schierare ben 10 giocatori del Torino su 11 nella formazione titolare italiana - gli valgono una popolarità che va ben oltre i confini nazionali e persino europei, tanto che il campione brasiliano Jose Altafini (che si trasferirà poi in Italia per giocare con Milan, Napoli e Juventus) in patria viene soprannominato proprio 'Mazzola'.
L'ultimo incontro di Mazzola con la nazionale è contro la Spagna, a Madrid. L'Italia vince per 3-1 e per la seconda volta Valentino non fa coppia con Loik: nell'occasione il suo partner è Benito Lorenzi, detto "Veleno". Il bilancio di Mazzola in azzurro conta 12 incontri, 9 vittorie, un pareggio e 2 sconfitte, e quattro gol.

Palmares

Club
Venezia: 1940-1941
Torino: 1942-1943

Individuale
1946-1947 (29 reti)
Capocannoniere della Coppa Italia: 1
1942-1943 (5 gol)




"Quando intervistai Mazzola, questo straordinario maestro del calcio italiano, c’era nel cielo azzurro di Lisbona un sole caldo che dava vita e allegria. Un tempo ben differente da quello che lo aspettava in Italia, poche ore dopo la partenza da Lisbona. Un cielo buio che intristi’ e copri’ di lutto gli sportivi di tutto il mondo.Eravamo ben lontani da questa scelta del destino, nell’ascoltare le ultime confidenze del famoso Mazzola, questo “ragazzo” che giocava a calcio con estrema sicurezza tecnica e l’improvvisazione tipica dei geni. Una personalita’ cosi’ forte che, nonostante fosse circondato da eccellenti giocatori, molti dei quali internazionali, tutti, dal Torino alla Nazionale, dipendevano da lui. Con Mazzola in condizione era garantita l’esibizione positiva di tutta la squadra.Se Mazzola, per qualche circostanza, non rendeva al massimo della sua capacita’, l’esibizione di tutta la squadra era inferiore. Peccato che Lisbona non pote’ ammirarlo nel pieno delle sue forze. Potemmo solo intravedere la sua magnifica classe di atleta straordinario. Il pubblico, entrando allo stadio, ignorava la sua non buona condizione fisica: febbre, ma di testa e di gola. Prima di entrare in campo ci disse: < Se non si trattasse di un omaggio a Ferreira e non fosse capitata la circostanza dell’incontro Italia -Portogallo, che gagliardamente affrontammo a Genova, ed essendo entrambi capitani delle rispettive nazionali, non sarei venuto in Portogallo. Mi sento male, non sono in condizioni di giocare, ma non potevo non portare un abbraccio della Nazionale Italiana al valoroso giocatore che e’ Ferreira. >....Mazzola parti’ e purtroppo il seguito, tristemente, lo conosciamo. Mazzola non parlera’ piu’ ai giornalisti con la sua naturalezza, la sua sportivita’, il suo sorriso accattivante e la sua esuberanza tipica latina. Mazzola riempiva gli stadi con la sua personalita’ inconfondibile, con la sua classe, la sua radiosa allegria. Tutto questo diventera’ leggenda nella storia del calcio.(Bola - l'ultima intervista rilasciata da Valentino Mazzola in Portogallo prima del tragico volo di ritorno).






fonti:
http://isolafelice.forumcommunity.net/?t=45522990
http://sudafrica10.wordpress.com/2007/11/06/miti-mondialivalentino-mazzola-una-bandiera-per-sempre/
http://it.wikipedia.org/wiki/Valentino_Mazzola
redazione




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