martedì 11 ottobre 2011

Altro che Unita' d'Italia! W i borboni

150 anni di falsità
Storia di una conquista.







Il  17 marzo 2011 si  sono celebrati i 150 anni di unità di Italia.

Si è esaltato il risorgimento, i patriottismo, l'inizio di una nuova era; ma forse sarebbe meglio parlare di 2 nuovi diversi periodi economico-sociali. Positivo per il nord Italia negativo per il sud.
Già i piemontesi si una volta realizzata la tanto agoniata unità si comportano come veri e propri conquistatori verso le terre meridionali appena annesse depredando, saccheggiando un territorio che sotto i borboni, comunque non era così depresso come si i libri di storia da decenni ci vogliono fare credere.
E' l'inizio della questione meridionale nata proprio come conseguenza di questa falsa unità dato che dovrebbe parlare di colonialismo sabaudo. Molti non sanno che prima della spedizione dei mille, (accozzaglia di avanzi di galera), il Regno delle Due Sicilie era uno dei più stabili e sviluppati paesi d'europa a livello economico con un importante sistema bancario come anche il sistema amministrativo.

E' Ferdinando II il massimo autore di tale prosperità.

Il Regno Duosiciliano, secondo gli studi statistici di Francesco Saverio Nitti, possedeva un patrimonio di 443,3 milioni di lire oro (il più alto tra tutti gli stati preunitari italiani e corrispondente al 65,7% di tutta la moneta circolante della penisola), seguito dallo Stato Pontificio con 90,7, dal Granducato di Toscana con 85,3 e dal Regno di Sardegna, con 27,1 milioni. Alla nascita dell'Italia unita, Nitti ritenne che il regno borbonico era lo stato che portava minori debiti e più grande ricchezza pubblica sotto tutte le forme.
Nel regno borbonico, come del resto negli altri stati preunitari, l'agricoltura costituiva il settore predominante. Grazie alle condizioni climatiche, nelle Due Sicilie, vi era una ricca produzione di grano, orzo, avena, patate, legumi e olio. Importanti erano anche le coltivazioni di agrumi e di molte altre piante idonee al clima mediterraneo, quali l'olivo, la vite, il fico, il ciliegio, il castagno, il nocciolo, il noce ed il mandorlo. L'allevamento era prevalentemente ovino (lana), equino e suino.
Per ampliare la superficie agricola furono intraprese molte opere di bonifica nel reame. Tra le più importanti si ricorda la grande bonifica del piano del Fucino, in Abruzzo Ulteriore Secondo, voluta fortemente dall'ingegnere Carlo Afan de Rivera. Importanti erano anche le colonie agricole nate per volontà reale: la più illustre era la Reale tenuta di Carditello in Terra di Lavoro che serviva anche da centro sperimentale per colture e produzioni innovative. Un altro esempio di colonia agricola da ricordare fu quella di Battipaglia, nel Principato Citeriore, in cui il governo borbonico costruì nel 1858 un centro abitato dotato di tutti i servizi necessari ad ospitare i terremotati di Melfi, consentendo loro di coltivare i nuovi terreni bonificati della Piana del Sele.
Nelle aree meno fertili e più periferiche del regno -come ad esempio nell'interno della Sicilia e nelle zone montuose dell'entroterra peninsulare- l'isolamento contribuiva alla persistenza di alcuni gravi lasciti del feudalesimo (abolito nel 1806) che influivano negativamente sulle condizioni di vita dei braccianti agricoli locali. Questi disagi tuttavia erano compensati da una relativamente bassa pressione fiscale, dal modesto costo della vita e da una libertà pressoché totale di vendere i prodotti agricoli e dell'artigianato agrario sul mercato, fattore questo che alimentava una piccola economia rurale che rendeva tutto sommato sopportabile e stabile la situazione economica dei contadini delle aree interne del Mezzogiorno. È importante tenere presente questo quando poi, dopo l'Unità, con l'aumentare esponenziale delle imposte e la poco oculata regolamentazione delle tariffe doganali dei prodotti agricoli, questo status quo economico nell'entroterra meridionale venne a mancare. Infatti questi provvedimenti, oltre a rendere più precaria la situazione economica dei contadini, contribuirono grandemente ad alimentare negli anni successivi all'unità d'Italia (insieme a molti altri fattori, quali la militarizzazione delle province e l'ambiguo ruolo svolto dai proprietari terrieri locali in quella fase di transizione) un fortissimo dissenso nei confronti del nuovo stato tra le classi meno abbienti della provincia meridionale. Dissenso che sfocerà nel cosiddetto "brigantaggio" prima e nella grande emigrazione poi.
Il settore industriale, anche se meno rilevante dell'agricoltura, era molto avanzato per quei tempi e venne decisamente sostenuto dal governo borbonico con politiche protezionistiche e incoraggiamenti di capitali stranieri ad affluire nel regno.
Al di fuori delle grandi città come Napoli, Palermo e Bari, importanti stabilimenti industriali si trovavano anche in molte altre zone del reame, come ad esempio ilCantiere navale di Castellammare di Stabia, il quale impiegava circa 1.800 operai. Non meno rilevante fu la fabbrica metalmeccanica di Pietrarsa, il più grande impianto industriale di tutta la penisola, che produceva macchine utensili, caldaie, motori, rotaie, cannoni, materiale per navi e locomotive. Il complesso ospitava anche una scuola per macchinisti ferroviari e navali, grazie alla quale il Regno poté sostituire nel giro di pochi anni le maestranze inglesi utilizzate in precedenza. Il primo battello a vapore con propulsione ad elica del quale si abbia notizia nel Mediterraneo è il Giglio delle Onde, usato per servizio passeggeri e postale appunto nel Regno, dal 1847.
In Calabria Ulteriore era presente la Fonderia Ferdinandea, in cui veniva prodotta ghisa in elevate quantità, e il Polo siderurgico di Mongiana (in cui lavoravano circa 1.500 operai), dove veniva lavorato e trasformato il ferro estratto dalle numerose miniere della zona (in modo da evitare l'importazione di acciaio e ferro dall'estero, rendendo il Regno autonomo). Mongiana ospitava anche la nota fabbrica d'armi. Sempre a Mongiana furono costruite le rotaie per la prima ferrovia italiana, la "Napoli-Portici"; tutte le rotaie della vecchia linea ferroviaria fino a Bologna sono state fuse e costruite sempre nella Reale fabbrica. Inoltre fu costruito il fucile da fanteria modello "Mongiana". Era tanto importante la Fabbrica d'armi di Mongiana che ricevette la visita di re Ferdinando II di Borbone il 16 e 17 ottobre 1852.
In Sicilia (nelle zone di Catania e Agrigento) era rinomata l'industria mineraria basata sulla lavorazione dello zolfo siciliano, a quel tempo fondamentale per la produzione di polvere da sparo (che nel regno avveniva nel moderno polverificio di Scafati) e acido solforico, produzione che soddisfava 4/5 della richiesta mondiale. Nel salernitano e nella valle del Sarno era concentrato il settore tessile, gestito per gran parte da imprenditori di origine svizzera: grazie a questa massiccia presenza tessile Salerno venne soprannominata "Manchester delle Due Sicilie".
Per sottolineare la rilevanza dell'industria nazionale basti pensare che l'indice di industrializzazione delle province campane (la parte più popolosa del Regno) era nel 1881 (20 anni dopo l'annessione) ancora agli stessi livelli delle principali province del triangolo industriale (Torino, Milano, Genova)
Nei primi 20 anni del regno di Ferdinando II vennero stanziate ingenti somme per il miglioramento della viabilità e delle infrastrutture (basti pensare che la prima ferrovia italiana venne costruita in quel periodo), ma tali investimenti non continuarono nel tempo e perciò non furono sufficienti per mutare radicalmente la situazione preesistente. Durante il regno di Ferdinando II furono costruite 3 nuove grandi strade lastricate che univano la capitale con gli Abruzzi, le Puglie e le Calabrie. Queste strade erano servite da un servizio postale quotidiano che, grazie all'assenza di fermate durante le corse e ai frequenti cambi di cavalli, permettevano di raggiungere in poco tempo la meta prestabilita. Per gli spostamenti su strada erano particolarmente rinomate e diffuse le grandi carrozze prodotte ad Avellino.
Il Regno era dotato di una marina mercantile molto importante (la più importante in Italia) che, sfruttando la posizione strategica delle Due Sicilie nel Mediterraneo, rendeva il gap ferroviario un fattore di scarsa rilevanza nelle attività economiche del paese. Sia il commercio che l'industria, infatti, concentrati principalmente nelle città costiere, si servivano efficacemente dei trasporti marittimi forniti dalle numerose compagnie di navigazione che, oltre a solcare il Mediterraneo, spesso compivano anche rotte oceaniche (soprattutto per raggiungere i paesi dell'.Europa del nord). Ad esempio, la società Sicula Transatlantica, dagli armatori palermitani De Pace, si dotò del Sicilia, un piroscafo a vapore di costruzione scozzese, che collegò Palermo a New York in 26 giorni, divenendo la prima nave a vapore italiana a giungere nelle Americhe.
Notevole era anche il fermento culturale soprattutto nelle 2 capitali del regno Napoli e Palermo, a cui però si contrappone, (una delle poche mancanze), il deficit in ambito scolastico che notevole era nelle zone rurali del paese.
Il regno delle Due Sicilie vantava molte importanti conquiste in campo scientifico e tecnologico. Tra le realizzazioni del Regno vanno ricordate la prima nave a vapore nel Mediterraneo (1818) realizzata nel cantiere di Stanislao Filosa al ponte di Vigliena presso Napoli. Nel 1839 fu realizzata la prima linea ferroviaria italiana, tra Napoli e Portici, che, al momento dell'Unità d'Italia, aveva già collegato Salerno a Capua. Fino al 1859, tuttavia, lo sviluppo delle ferrovie fu limitato a causa dell'ostilità di Ferdinando II per questo mezzo in seguito alle rivolte del 1849.
Tra le altre realizzazioni si possono ricordare il primo ponte sospeso in ferro realizzato nell'Europa continentale (1832), il "Real Ferdinando" sul fiume Garigliano, le cui componenti metallicche vennero realizzate nella fabbrica delle Reali Ferriere e Fabbrica d'Armi di Mongiana. Bisogna ricordare che a Napoli fu istituita la prima scuola non militare di ingegneria italiana per volere di Murat (nel 1811), la "Scuola di Ponti e Strade", in cui studiarono tecnici insigni. Altri primati da ricordare furono la prima illuminazione a gas in Italia (1839) ed il primo esperimento di illuminazione elettrica delle strade.Poi il primo telegrafo elettrico italiano, il primo osservatorio astronomico italiano (Osservatorio astronomico di Capodimonte) ed il primo osservatorio vulcanico e sismologico del mondo, l'Osservatorio Vesuviano (1841).
Perchè allora la popolazione del Regno delle due sicilie avrebbe dovuto cacciare via i Borboni?
Chi erano i patrioti meridionali che auspicavano l'intervento sabaudo? Esistevano veramente? Forse solo la ristretta elite nobiliare e feudale poteva trarre vantaggio dall'arrivo dei nuovi conquistatori; e cosi fu. Tanto è vero che poi questa venne ricompensata con cariche politiche e il riconoscimento di interessi economico-sociali presso i territori d'origine (un po come oggi).
Il prezzo per l'annessione ai regno dei savoia e per guerre di indipendenza precedenti venne fatto pagare ai popoli del sud con l'aggravamento considerevole della pressione fiscale, la ferma obbligatoria per 3 anni ed una serie di manovre economiche e finanziarie favorevoli al nord Italia.Abbastanza chiare sono i dati forniti sempre dall'economista e statistico Francesco Saverio Vincenzo de Paola Nitti .
Secondo le ricostruzioni di Nitti, le grandi ricchezze del regno borbone oltre a contribuire maggiormente alla formazione dell'erario nazionale, furono destinate prevalentemente al risanamento delle finanze di regioni settentrionali come Lombardia, Piemonte e Liguria, compromesse dalla sproporzionata spesa pubblica sostenuta del Regno di Sardegna in quegli anni.[62] Lo stesso istituto di credito Duosiciliano (il Banco delle Due Sicilie) fu poi scisso in Banco di Napoli e Banco di Sicilia. L'impoverimento abbattutosi sul meridione nei decenni seguenti all'Unità d'Italia portò alla formazione di un massiccio flusso migratorio, quasi assente nel periodo del governo borbonico.
Recenti ricerche di carattere scientifico mettono in evidenza il fatto che prima dell'Unità non esistessero sostanziali differenze economiche tra sud e nord in termini di prodotto pro capite e industrializzazione . Piuttosto è da notare come il divario cominci a presentarsi negli ultimi anni dell'800, allargandosi da quel momento in poi fino a creare l'attuale dualismo tra centro-nord e Mezzogiorno, all'origine della cosiddetta questione meridionale messa in evidenza proprio in quel periodo da politici e studiosi del sud come Sidney Sonnino, Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini e Francesco Saverio Nitti. Lo stesso Giustino Fortunato, benché avesse posizioni molto critiche nei confronti delle politiche borboniche e fosse (come tutti gli uomini politici del tempo) un fervido sostenitore dell'unità nazionale, sostenne che il danno maggiore inflitto all'economia del Mezzogiorno dopo l'unità d'Italia fu causato dalla politica protezionistica adottata dallo stato italiano nel 1877 e nel 1887, che a sua detta determinò "il fatale sagrifizio degl'interessi del sud" e "l'esclusivo patrocinio di quelli del nord".
Ed ecco nascere il fenomeno del brigantaggio.
I briganti, i veri patrioti, si battono contro le ingiustizie e i massacri dei piemontesi, per la difesa delle tradizioni e diritti delle loro terre, ormai eliminati dalla politica di conquista sabauda.
La prima guerra civile in Italia. A loro noi tutti dobbiamo essere grati; primi esempi di ribellione contro il finto, nuovo, vecchio sistema democratico e liberalista
Per cui in tale triste data noi tutti dovremmo riflettere e dare un segno tangibile contro queste falsità storiche; magari, (se qualcuno l'ha), esponendo i vessilli borbonici e sentendo canzoni popolari, altro che inno nazionale.

Simu briganti
video


....... Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto.
Ma tante volte, per anni.E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni“anti-terrorismo”, come i marines in Iraq.Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertàdi stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppefrancesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimerel’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa).Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratellid’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.
E che praticarono la tortura, come i marines ad AbuGhraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.
Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato exgaribaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi alSud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbeinorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici a Guantánamo. Lì qualche centinaio, terroristi per finizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia,briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini,briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie, di briganti; o consanguinei di briganti (sino al terzo grado di parentela); o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l’apartheid.Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, nonanche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord,per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia,forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavanonella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin.
Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unitacercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneoe altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti.Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati.E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tuttiavanzi di galera.Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla.Ignoravo che l’occupazione del Regno delle Due Siciliefosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra eFrancia, e parzialmente finanziata dalla massoneria (dettoda Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel1988).
Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino almomento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima diessere invaso)......
Pino Aprile






Fonti:

Il sangue del sud - guerri giordano bruno;
Terroni - pino aprile
L'Italia all'alba del secolo XX - Francesco Saverio Nitti
Il Regno delle Due Sicilie Prima dell'unità (seconda parte) in Positano News
Wikipedia - regno delle due sicilie
Redazione


2 commenti:

anarkia ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
il capitano ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

Vota questo articolo