martedì 11 novembre 2008

La vera storia dei 5 ( archivio )

Dopo le gesta di “Alessandro Mancino” ecco un passo indietro di qualche giorno per raccontare uno dei più mirabili esempi di coraggio e sacrificio che mai avvennero nel corso della Storia. Ci troviamo nel XXI° secolo d.C. Le mire espansionistiche dell'imperialismo del "divino" Merlino, imperatore del Villaggio, portarono all’Uditore eserciti provenienti da decine di rioni del suo sconfinato impero. Numerosi popoli si sottomisero grazie a promesse di qualche minuto in campo nel torneo o di qualche turno allo sportello della strike o semplicemente per paura di una inevitabile sconfitta, altri rifiutarono di inginocchiarsi all'invasore straniero. Opporsi alle allettanti offerte dell'infinitamente ricco e potente imperatore voleva dire mettersi contro una forza bellica che contava più di una decina di giocatori. Per compiere questo sprezzante gesto furono necessari l'orgoglio e la fierezza di un popolo non abituato ad inginocchiarsi neppure di fronte alla morte: i Siriani. Tante sono le eroiche storie di virtù tramandateci dalle epoche passate ed in particolare dall'antica Bonagia, ma forse mai nessun condottiero potrà essere ricordato per il suo indomito coraggio più di Enrico, re di Sirio (1971-2008 d.C), che diede la vita assieme ad altri quattro giocatori per difendere un ideale: la libertà. I Siriani erano abituati alla lotta, erano guerrieri, erano addestrati a combattere e per loro non esisteva ritirata, per loro la più grande gloria che avrebbero potuto trovare nella vita era una morte onorevole nel corso di una partita. Si dice che ogni cadavere siriano giacesse colpito anteriormente perché dare le spalle al nemico era considerata vigliaccheria. Nella storia ritroviamo diversi aneddoti storici: ad esempio nei primi minuti di partita, quando Merlino intimò ai Siriani di gettare la spugna, si tramanda che Enrico rispose:"venite a prenderla". E si narra anche che dopo mezz’ora il re esortò i suoi uomini a fare un time out per una colazione abbondante, perché quella notte avrebbero cenato nell'Ade. La sintesi della partita è breve: presso il campo del Garden Center mezza decina di Siriani riuscirono a fermare per cinque minuti i cinque nemici. La partita non risulta caotica ed incomprensibile come in numerosi altri casi recenti ma riescono ad esprimere le eccezionali doti individuali dei guerrieri di Siria. Il significato del gesto dei 5 fu enorme. Il loro sacrificio non fu vano. Perché spinti dall'esempio di Enrico, dal suo coraggio, i popoli palermitani trovarono finalmente la forza di unirsi in quell'alleanza che per sempre riaffronterà Merlino. Anche se nella partita non è presente occorre sapere che nel luogo della partita fu posta la statua di un cane Corso in onore di Enrico e dei suoi 4. Sopra ad essa è inciso un epitaffio, recante le ultime parole di Enrico. "Se un uomo libero passerà di qui, nei secoli a venire, possa ascoltare le nostre voci provenire dalle antiche erbe sintetiche. [ Và, o passante, e narra a Sirio, che qui morimmo in obbedienza alle sue leggi ].

3 commenti:

il capitano ha detto...

questa storia benchè scritta mesi fa è sempre utilizzabile ..
La storia è storia perchè è scritta..
Tra alcuni anni sarà sempre in voga e riciclabile ..
Tanto è sempre la stessa..

anarkia ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
anarkia ha detto...

sei sempre più megalomanee e pazzo però il parallellismo regge e come alle termopoli lunedi sarà una battaglia impari sirani contro merlino serse e il suo esercito innumerevole di fenomeni, ballerini,renati ecc...

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